Bella e perduta, documentario on the road tra mito, natura e cronaca

Sta allo spettatore cogliere gli insegnamenti del passato per modificare il presente in vista di un futuro migliore.

Bella e perduta, documentario on the road tra...
Pietro Marcello
Pietro Marcello

regista

Il particolare per l'universale. Il regista Pietro Marcello torna a parlare dell'Italia e lo fa raccontando una piccola storia poetica, il viaggio di un bufalo molto speciale. Viaggio che parte da un luogo 'bello e perduto': la Reggia di Carditello. La residenza borbonica sita nei pressi di Caserta, nel cuore della terra dei fuochi, fa da sfondo al documentario artistico di Marcello, ma è anche una metafora del nostro paese. Dopo essere stata abbandonata, la reggia è stata sistematicamente depredata dei decori interni e, vista la vicinanza coi centri vitali della camorra, è stata usata come rifugio per i latitanti finché un vero e proprio angelo non ha deciso di occuparsene. Lo scomparso Tommaso Cestrone, allevatore campano, ha deciso di farsi carico volontariamente della custodia e della manutenzione della reggia prima che questa venisse acquistata, il giorno successivo alla sua morte, dal Ministero dei Beni Culturali. Angelo è il primo padrone del piccolo bufalo, uno dei tanti da lui salvati e accuditi. Dopo la morte dell'uomo, sarà un volonteroso e malinconico Pulcinella vagabondo a prelevarlo dalla reggia e a portarlo con sé in un lungo viaggio alla scoperta della Campania.

La voce del popolo

Bella e perduta: un primo piano di Tommaso Cestrone

Bella e perduta è un'opera intrisa di mitologia, di leggenda, di riferimenti letterari e tradizioni ataviche. E' un lavoro profondamente cinematografico, grazie anche alla scelta di utilizzare il formato 16 mm al posto del più agile digitale, e al tempo stesso intrinsecamente teatrale. E' un film dalla parola rarefatta, dove ad accompagnare le immagini bucoliche sono per lo più i silenzi della natura, e proprio in virtù di questa scelta i pochi inserti dialogici presenti acquistano un peso ancor maggiore. Elio Germano dà voce ai pensieri del bufalo portatore di saggezza e custode della memoria di chi lotta contro l'incuria dei nostri tempi. In un contesto così fortemente connotato, così arcaico nella scelta di celebrare la commedia dell'arte e la purezza della vita contadina, la realtà irrompe all'improvviso con la forza di un panzer. Pietro Marcello sceglie, infatti, di utilizzare brevi inserti, immagini di repertorio che mostrano le manifestazioni di piazza dei campani, abbandonati dallo stato e tenuti sotto scacco dalla camorra. Questa scelta di infrangere l'atmosfera sospesa della fiaba con immagini tratte dalla cronaca contemporanea può apparire brutale, ma di fatto sortisce l'effetto di una doccia fredda, costringendo gli spettatori ad aprire gli occhi sulla situazione attuale.

Il ricordo della Campania felix si infrange contro il presente

Il cinema di Pietro Marcello è intimo, meditativo. Il regista sceglie di raccontare il presente lasciando spazio alla voce della natura, ai suoi ritmi e ai suoi tempi dilatati. Dietro l'apparente placidità vi è, però, un attento lavoro di costruzione di senso attuato grazie alla collaborazione dello sceneggiatore Maurizio Braucci, che ha co-firmato, tra gli altri, Gomorra. Una fitta rete di rimandi mitologici, storici, poetici, pittorici, letterari e cinematografici (da Piovene a D'Annunzio, da Anna Maria Ortese al Tiepolo fino al Pasolini di Uccellacci e uccellini) si fonde a un approccio visivo minimalista e immediato, alla spontanea genuinità del Pulcinella interpretato dal non attore Sergio Vitolo, che accompagna il bufalo Sarchiapone verso nord, verso la fine che lo attende. La salvezza è ancora possibile? La sopravvivenza di un mondo che è stato devastato dall'industrializzazione selvaggia, dall'inquinamento, dalla corsa al profitto è appesa a un filo come quella del bufalo che, a causa del progresso scientifico, non ha più un ruolo attivo nella riproduzione. Se il titolo scelto da Pietro Marcello, Bella e perduta, ci trasmette un senso di ineluttabilità, come se ormai non resta che assumere come dato di fatto la fine di un mondo, la malinconia che permea il film a tratti sembra poter ancora trovare una valvola di sfogo. Sta allo spettatore cogliere gli insegnamenti del passato per modificare il presente in vista di un futuro migliore. La stessa dedica alla memoria di Tommaso, la scelta di incentrare il film sulle conseguenze del suo operato, ci forniscono l'esempio più alto. La bellezza esiste ed è compito nostro lottare affinché essa non vada perduta. Un primo gesto rivoluzionario sarebbe quello di recarsi al cinema per vedere questo film.

Bella e perduta: una parte della Reggia di Carditello
Valentina D'Amico
Redattore
3.5 3.5
Bella e perduta: Pietro Marcello racconta la bellezza nella terra dei fuochi
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