Storia di fantasmi cinesi

1987, Azione

Recensione Storia di fantasmi cinesi (1987)

E' la storia di un esattore imbranatissimo, Ning, interpretato dallo scomparso Leslie Cheung che gira per villaggi senza riuscire a farsi pagare le tasse. Ben presto verrà coinvolto in qualcosa che mai avrebbe immaginato.

Alessandro Puglisi

Avventura al confine tra due epoche

Ed eccoci a parlare di un film che rappresenta un periodo cinematografico florido, sicuramente un periodo in cui l'artigianato dell'intrattenimento la fa da padrone, in particolare nel cinema orientale.
La storia è tratta da una novella di Pu Songling, scrittore cinese vissuto tra il 1640 e 1715, intitolata Il fantasma di una bella donna.

E' la storia di un esattore imbranatissimo, Ning, interpretato dallo scomparso Leslie Cheung, che gira per villaggi senza riuscire a farsi pagare le tasse. Quando trova un tempio magico, cade in una trappola tesagli dal demone Liu-Liu. Un agilissimo spadaccino che vive nell'attigua foresta riesce a salvarlo, tra sortilegi e magie. Film pluripremiato per gli effetti speciali in molti festival di cinema di fantascienza e di cinema fantasy, riunisce in sè generi diversissimi tra loro, dall'avventura pura, al wuxia per arrivare alla commedia pura, peraltro proponendo una comicità intelligente che non stona nel contesto della vicenda.
Uno dei punti di forza sta nel fatto che il film posa le sue basi su grandi conoscenze di cultura popolare cinese, con le tradizioni, le credenze e quant'altro può rappresentare una civiltà, figlia di una mistura di influenze e convinzioni diverse.
Le grandi interpretazioni degli attori fanno sì che il film assuma un aspetto molto interessante, che non è affatto "sbiadito" dal tempo (ricordiamo che il film è del 1987).

Attori che riescono a districarsi in ruoli non facili per la molteplicità di registri cinematografici usati.
A ciò si affianca una regia sicura, che sa il fatto suo, nel tenere il ritmo del racconto, senza stancare, e soprattutto nel rappresentare bene, tanto le scene di combattimento all'arma bianca, quanto le parti più tipiche dell'avventura o della commedia degli equivoci.
Anche la fotografia è ben inserita nel contesto, con una grande sapienza nell'uso dei colori, dei chiaroscuri, delle zone d'ombra. E' proprio l'immagine che si fa veicolo di suggestione molto più dei dialoghi o dei suoni in generale, caricandosi della simbolicità che fa del film una colonna di questo genere tanto amato in passato, e un po' denigrato in tempi più recenti.

In conclusione, un capolavoro del cinema cinese di genere, che coniuga tradizione e modernità, senza eccedere mai, ma giocando sempre sulla sottile linea che separa la realtà dalla finzione, dal sogno.

Recensione Storia di fantasmi cinesi (1987)
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