Assolo

2016, Drammatico

Laura Morante presenta Assolo: “Non abbiamo un coro? Cantiamo comunque!”

Commentando il suo secondo film da regista, Laura Morante sprona le donne a pensarsi come soggetti anziché come oggetti: solo così si può affrontare un'età delicata in cui è più difficile sentirsi attraenti.

Assolo

2016 – Drammatico
3.1 3.1

Il secondo film di Laura Morante come regista racconta la paura d'invecchiare di Flavia prestandoci il suo punto di vista, e mischiando continuamente reale e onirico, confondendo quasi tutti i personaggi con le caricature che la protagonista percepisce. Nella conferenza stampa sul film, quindi, sono presenti attori molto diversi fra loro che spiegano come hanno vissuto quest'alternanza nel loro personaggio.

Assolo: Laura Morante in un momento del film

Il "coro" dell'elegante Laura Morante dopo un'opera che invece parla di solitudine, più avvertita che reale, e che infatti si chiama Assolo, è composto da Angela Finocchiaro,Gigio Alberti, Eugenia Costantini, Carolina Crescentini, Piera Degli Esposti, Antonello Fassari, Emanuela Grimalda, Francesco Pannofino, Edoardo Pesce e Filippo Tirabassi. La prima domanda è per la regista, che insieme a Daniele Costantini ha scritto anche la sceneggiatura del film, che uscirà il 5 gennaio in 200 copie.

La protagonista e le sue rielaborazioni della realtà

Come ti sei divertita a reinterpretare la realtà con gli occhi di Flavia?

Assolo: Laura Morante e Angela Finocchiaro in una scena del film

Laura Morante: È stato un lavoro molto più lungo di quanto io e Daniele pensassimo. All'inizio le scene fluivano spontaneamente, finché non ci siamo fermati per mesi perché io non riuscivo ad andare avanti, e mi sentivo anche in colpa con lui. Ma Daniele mi ha detto di provare ancora per una settimana, e questo atto di fede mi ha sbloccata. Nel film ci sono episodi che nascono da spunti reali e che invece sembrano inventati, e viceversa. Su questo comunque mi trovo in disaccordo con la mia epoca, che privilegia le opere realistiche. Io preferisco quelle che ricompongono la realtà: deve subire una metamorfosi perché sia vera nella finzione. Molti spunti del film, infatti, sono reali, ma allo stesso tempo c'è una forte componente visionaria e onirica. I flashback sono ricostruzioni arbitrarie del passato di Flavia: sue rielaborazioni.

Rispetto all'Amanda di Ciliegine, Flavia è un'evoluzione o una donna completamente diversa?

Assolo: Emanuela Grimalda e Laura Morante in una scena del film

Sono personaggi molto diversi, ma in ognuna di noi è presente un po' dell'una e un po' dell'altra. In comune Amanda e Flavia hanno il romanticismo. Ma in Flavia il livello di autostima è bassissimo: non ha mai vissuto da single per il continuo bisogno di un uomo accanto, mentre Amanda dice di voler vivere senza. Sono un po' il positivo e il negativo di una fotografia.

I personaggi e il clima sul set

Ogni personaggio è filtrato attraverso la memoria e le fobie della protagonista. Come hanno lavorato su questo gli attori?

Emanuela Grimalda: Io interpreto la nuova moglie di uno dei due ex mariti di Flavia; sono una maestra d'asilo coi capelli rossi, che nei flashback diventano rosso fuoco, perché il mio personaggio è pieno di passione, di voglia di vivere, e mostra una libertà sessuale che turba Flavia. Mi sono divertita e vorrei ringraziare Laura per avermi proposto questo personaggio mentre ero incinta. È stata una dimostrazione di fiducia dal punto di vista artistico, e un sostegno come donna.

Assolo: Laura Morante e Francesco Pannofino in una scena del film

Carolina Crescentini: Il mio personaggio è molto sicuro di sé, ma di fatto il suo matrimonio sta per sgretolarsi, quindi forse dietro quella disinvoltura si nasconde un imminente attacco d'ansia. È stato molto bello lavorare con Laura: aveva il controllo di tutto, e come attore questo ti fa sentire tutelato.

Gigio Alberti: Io faccio parte della banda degli ex, e mantengo un rapporto con Flavia per questioni economiche e dipendenza reciproca, ma quando la vedo non la sopporto. Forse perché è ancora più vittimista di me. Lavorare con qualcuno che scrive, dirige e recita aiuta molto un attore. Laura mi disse di ispirarmi a Buñuel; vidi una scena con uno struzzo, e allora le chiesi cosa dovevo vedere in particolare (ride).

Piera Degli Esposti: Laura mi ha trasmesso una calma di cui avevo bisogno. Lei riesce a essere "amica" sul set, e non è facile: i set sono sempre tesissimi. Poi entrambe avevamo già esplorato la via dell'analisi, e nel film io sono la sua psicanalista.

Assolo: Laura Morante e Gigio Alberti in una scena del film

Francesco Pannofino: Il mio personaggio, uno degli ex mariti, non è troppo diverso da come lo percepisce la protagonista. Confermo che Laura sa mettere a loro agio gli attori senza pretendere cose assurde. Anch'io avevo visto Buñuel: una scena di festa dove la cameriera crolla davanti a tutti gli invitati, che continuano ad agire come se niente fosse. È bastato quell'input da parte di Laura: una cosa del genere riesce solo a chi sa lavorare con gli attori.

Eugenia Costantini: Io interpreto la ragazza di uno dei figli di Flavia. Nel registro surreale la giudico severamente: spesso immaginiamo di venir giudicati, e in genere le nostre supposizioni non corrispondono al vero.

Filippo Tirabassi: Io interpreto il figlio diciannovenne, simile a com'ero io cinque anni fa. Il mio personaggio smorza un po' la tensione della madre con le sue battute.

Antonello Fassari: Io invece sono l'insegnante di guida, e non sono presente nei flashback. A differenza degli altri, ho trovato il set molto nevrotico, forse perché Laura come regista mi mette un po' in soggezione. Ma forse questo mi ha aiutato per il mio personaggio.

Amarsi prima di tutto

Questo film affronta un argomento coraggioso, ma ci lascia senza una soluzione. La regista ha in mente una strategia? E Piera Degli Esposti, da analista, cosa consiglierebbe?

Piera Degli Esposti: Consiglio alle donne di amarsi; come si dice, se una donna non si ama è difficile che possa essere amata. E l'unica cosa che manca a Flavia è l'autostima.

Assolo: Antonello Fassari e Laura Morante in una scena del film

Laura Morante: Più che offrire una soluzione il film vuol essere un'esortazione. C'è un momento difficile per ogni donna: il passaggio da un'età in cui ci si può sentire ancora oggetto di desiderio a una in cui questa sicurezza può scemare. Credo che la chiave sia approfittare di questo momento per pensarci come soggetti anziché come oggetti. Il mio non è un film coraggioso: semplicemente ho detto ciò che spesso si ha paura a dire. Abbiamo timore d'invecchiare. Proviamo a fare quest'assolo. Non abbiamo un coro? Cantiamo comunque. Nello stesso tempo volevo affrontare questo tema con una commedia: mi piace quando argomenti gravi appaiono buffi. Il percorso di Flavia è accidentato, e lei crede a quello che altri le dicono per scherzare, come che "acqua" si dica "ocqua". Mio marito riuscì a farmi credere che non stavo a Piazza Venezia nonostante avessi l'Altare della Patria davanti.

Rimandi e punti di vista

Per il primo film ci sono voluti sette anni e la collaborazione del tuo ex compagno Daniele Costantini e del tuo attuale marito. Per questo film invece è occorso meno tempo e hai lavorato solo con Costantini. Ci sarà un assolo anche per Laura Morante: un film completamente tuo?

Laura Morante: A me piace avere un interlocutore di cui mi fido. Consulto Daniele anche se devo comprare un libro: fra noi c'è uno scambio quasi quotidiano. Mio marito invece si è prestato a diventare produttore di Ciliegine perché altrimenti non si sarebbe potuto fare il film. Forse prima o poi scriverò da sola in una stanza, ma soprattutto nella commedia credo sia importante avere un interlocutore.

In questo film è giusto scorgere rimandi ad altri personaggi che hai interpretato?

Laura Morante: Forse sì, per esempio il colbacco che indosso in una scena ricorda quello di altri miei personaggi. Ma io accetto con assoluta serenità che in ciò che faccio gli altri vedano dettagli che non avevo previsto. Sono felice quando succede qualcosa che va oltre la mia volontà. Sicuramente molto deriva dal mio percorso come attrice e dal mio amore per Buñuel. La scena di una cena in un suo film, piuttosto che in opere di altri registi, presenta un décalage minimo fra realtà e onirismo: non sai dove si trovi l'elemento surreale, ma sai che c'è.

Quant'è diventato importante, dopo un lungo percorso da attrice, girare le tue storie? E quant'è importante per te il punto di vista femminile?

Realizzare le mie storie per me è importantissimo. Io amo scrivere, ma quando mi sono proposta come sceneggiatrice nessuno mi ha considerata, e come attrice non sono più tanto motivata a lavorare in opere in cui non credo davvero. Per quanto riguarda l'ottica femminile, in generale penso che più punti di vista ci sono meglio è. Quando guardo un panorama dalla finestra immagino sempre il punto di vista opposto. E ovviamente mi sta a cuore il punto di vista femminile, sebbene le donne non siano tutte uguali. Ma le nevrosi femminili sono sempre viste con fastidio, quelle maschili no. Dobbiamo essere rieducate a fare pace con le nostre nevrosi.

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