Still Alice

2014, Drammatico

Aspettando l’Oscar per Still Alice, la Top 10 dei grandi ruoli di Julianne Moore

Dall'esordio in una soap opera alla valanga di consensi per Still Alice, il film che la vede in prima fila per l'Oscar: celebriamo una delle attrici di maggior talento del cinema americano, la splendida Julianne Moore, con una classifica delle migliori performance della sua carriera.

Julianne Moore
Julianne Moore

56 anni, attrice

Il pubblico la conobbe per la prima volta il 2 aprile 1985: in quella data, sulla CBS, nella puntata della storica soap opera Così gira il mondo (trasmessa dal 1956 al 2010), nel ruolo di Frannie Hughes compariva un'attrice esordiente di ventiquattro anni, Julianne Moore, che avrebbe recitato in questa telenovela fino al 1988, impersonando fra l'altro anche la sorella gemella di Frannie, la perfida Sabrina (e aggiudicandosi un Daytime Emmy).

Trent'anni più tardi, quella ragazza dai capelli rossi e con il volto cosparso di lentiggini è, senza correre il rischio di iperboli, semplicemente una delle migliori attrici del mondo. A partire dal suo debutto al cinema, non proprio memorabile (nell'horror a episodi I delitti del gatto nero, del 1990), Julianne Moore - vero nome Julie Ann Smith, ma la Moore fu costretta a cambiarlo alla sua iscrizione all'Actors Guild per problemi di omonimia - si è costruita passo dopo passo una carriera che l'ha portata a farsi apprezzare sempre maggiormente da critica e spettatori, iniziando con piccoli ruoli per poi essere ingaggiata da alcuni fra i più grandi cineasti del pianeta: nel 1993 fece parte del cast del capolavoro di Robert Altman America oggi (nel quale si esibiva con disinvoltura in uno spiazzante nudo frontale) e un anno più tardi Louis Malle la sceglieva per la parte di Yelena in Vanya sulla 42ª strada.

Golden Globes 2015 - Julianne Moore vince per Still Alice

Da allora, l'infaticabile Julianne Moore ha messo insieme una filmografia a dir poco invidiabile, in cui i rari, saltuari passi falsi sono stati puntualmente compensati e oscurati da prove superbe, che ne hanno messo in evidenza non solo l'indiscutibile talento, ma anche il coraggio nell'intraprendere sfide difficili o controverse. E da giovedì scorso, grazie a Good Films, è arrivata nelle sale italiane la pellicola che, dopo ben cinque nomination, dovrebbe finalmente permetterle di conquistare quell'Oscar rimandato già per troppo tempo: il bellissimo Still Alice, in cui la Moore si cala nei panni di una donna alle prese con l'insorgere del morbo di Alzheimer. Dopo aver vinto il premio come miglior attrice nei tre principali Festival del mondo (Cannes, Venezia e Berlino), un record raggiunto solo da altri tre interpreti prima di lei (Jack Lemmon, Sean Penn e Juliette Binoche), la rossa Julianne è insomma in procinto di ricevere anche la meritatissima benedizione dell'Academy. E nell'attesa, quale maniera migliore di ripercorrere la lunga strada di Julianne Moore verso l'Oscar di una classifica delle migliori performance della sua carriera? Ecco dunque una galleria di ritratti femminili resi indelebili proprio grazie a questa attrice assolutamente insostituibile...

10. Fine di una storia

Julianne Moore con Ralph Fiennes in Fine di una storia

Tratto dall'omonimo romanzo di Graham Greene, adattato per lo schermo da Neil Jordan, Fine di una storia rievoca, attraverso un lungo flashback da parte dello scrittore Maurice Bendrix (Ralph Fiennes), l'appassionata relazione amorosa fra il protagonista e Sarah Miles (Julianne Moore), moglie infedele di Henry (Stephen Rea), nella Londra sottoposta ai bombardamenti dei tedeschi negli anni della Seconda Guerra Mondiale; una relazione interrotta bruscamente dalla donna, spingendo Maurice in un vortice di tormento e gelosia... Alle prese con un personaggio ricco di fascino ma al contempo misterioso ed impenetrabile, Julianne Moore sprigiona tutto il suo carisma in questo oscuro melodramma a sfondo bellico, che nel 1999 le è valso la nomination all'Oscar come miglior attrice. Ma in quello stesso anno Julianne Moore si è fatta ammirare anche in un'altra performance di grande rilievo...

9. Magnolia

Julianne Moore in una scena di Magnolia

Oltre a Fine di una storia, La fortuna di Cookie, Un marito ideale e La mappa del mondo, infatti, nel 1999 la stakanovista Julianne ha fatto parte anche dell'ampio cast (oltre venti personaggi) di Magnolia, affresco corale in toni da tragicommedia di un'altra "America oggi" ad opera di Paul Thomas Anderson, con numerose storie intrecciate nella cornice della San Fernando Valley. Accolto dalla critica come uno dei film più originali di fine millennio, Magnolia vede Julianne Moore nella parte di Linda Partridge, moglie fedifraga del ricco ed anziano Earl Partridge (Jason Robards), che sta morendo a causa di un cancro all'ultimo stadio: una donna divorata dalla sofferenza e dai sensi di colpa, che dichiara di aver scoperto tardivamente l'amore per il marito, e che sembra costantemente sospesa sull'orlo di un abisso di disperazione. Impressionante la scena della sfiuriata di Linda in farmacia, mentre sta acquistando la morfina per Earl: una repentina ed incontrollabile esplosione di indignazione, rabbia e risentimento.

8. Game Change

Julianne Moore è Sarah Palin in 'Game Change'

Occasionale incursione di Julianne Moore in ambito televisivo, Game Change è un TV-movie prodotto dalla HBO nel 2012 e diretto da Jay Roach, nel quale viene ricostruita la campagna elettorale del Partito Repubblicano in occasione delle Elezioni Presidenziali del 2008, che videro opposti John McCain e Barack Obama. Il film, in particolare, è incentrato sul "cambio di strategia" dei Repubblicani con l'entrata in scena, al fianco di McCain (Ed Harris), della Governatrice dell'Alaska, l'ultra-conservatrice Sarah Palin (Julianne Moore), candidata alla Vice-Presidenza degli Stati Uniti, e sull'imprevedibile parabola della Palin nei consensi popolari: da asso vincente del Partito Repubblicano, la hockey mom si sarebbe rivelata infatti un tremendo autogol, tra gaffe micidiali e disastrose interviste. E la Moore, oltre a presentare una somiglianza davvero impressionante con la Palin grazie all'effetto del make up, restituisce alla perfezione tonalità, gesti e atteggiamenti della famigerata Governatrice dell'Alaska, in una performance di stupefacente mimetismo che le ha fatto conquistare il Golden Globe e l'Emmy Award come miglior attrice televisiva.

7. Boogie Nights

Julianne Moore e Mark Wahlberg in una scena di Boogie Nights

Due anni prima di Magnolia, Julianne Moore aveva già collaborato con Paul Thomas Anderson in un altro cult movie degli anni Novanta: Boogie Nights, film che avrebbe imposto all'attenzione di critica e pubblico il regista prodigio appena ventisettenne e che avrebbe fatto guadagnare alla Moore la sua prima nomination all'Oscar, nella categoria per la miglior attrice supporter. In questo magistrale ritratto dell'"epoca d'oro del porno" negli anni Settanta e del suo inarrestabile declino nel decennio a venire, Julianne presta il volto ad Amber Waves, star di punta della scuderia del produttore di film pornografici Jack Horner (Burt Reynolds), la quale accoglie sotto la propria ala protettrice il giovanissimo e 'super-dotato' Eddie Adams (Mark Wahlberg), destinato ad un enorme successo. Si tratta di una delle interpretazioni più interessanti di Julianne, che conferisce alla sua Amber un carattere dolce e materno, ma anche il senso di smarrimento e di disperazione di una donna con problemi di tossicodipendenza e di una madre che rischia di vedersi sottratto l'affidamento del figlio. Nel 2002 la cantautrice Tori Amos ha pubblicato un brano dal titolo Amber Waves, ispirato appunto alla pornodiva impersonata dalla Moore in Boogie Nights.

6. The Hours

Julianne Moore in The Hours

All'edizione degli Academy Award del 2002, Julianne Moore ha conseguito la difficile impresa di assicurarsi ben due nomination all'Oscar in due distinte categorie, una delle quali, come miglior attrice supporter, per The Hours, l'acclamato film di Stephen Daldry tratto dal romanzo Le ore di Michael Cunningham, adattato per lo schermo da David Hare. Questa malinconica riflessione sull'infelicità umana, sul peso delle scelte individuali e sull'inestricabile natura dei sentimenti è sviluppata mediante i racconti paralleli di una giornata nell'esistenza di tre donne che vivono in epoche differenti: la scrittrice Virginia Woolf (Nicole Kidman), che nel 1923 progetta il libro La signora Dalloway, la casalinga Laura Brown (Julianne Moore), che nel 1951 legge il romanzo della Woolf, e Clarissa Vaughan (Meryl Streep), che nel 2001 si occupa di organizzare una festa, come Clarissa Dalloway. E la Moore si esibisce in una prova di ammirevole intensità nella parte di Laura Brown, della quale riesce a trasmettere lo strisciante senso di insoddisfazione e di intima sofferenza con sguardi dietro i quali trapelano i demoni nell'animo della donna, alle prese con una decisione fatidica che muterà per sempre il corso della la sua vita. Grazie a The Hours le tre bravissime comprimarie, Nicole Kidman, Julianne Moore e Meryl Streep, hanno ricevuto l'Orso d'Argento per la miglior interpretazione femminile al Festival di Berlino 2003.

5. Maps to the Stars

Maps to the stars: Julianne Moore in una scena

Dalla stella dell'industria del porno di Boogie Nights a una diva del cinema di mezza età ormai sul viale del tramonto: è Havana Segrand, la vanesia ed egocentrica attrice in cerca di riscatto interpretata da Julianne Moore nell'ultimo film del maestro David Cronenberg, Maps to the Stars, affresco da incubo della Hollywood contemporanea, dipinta con contorni satirici e con risvolti quasi horror. Moderna Norma Desmond, Havana è una donna cresciuta nell'ombra della madre, a sua volta star del grande schermo, e ossessionata dallo spettro della figura materna, che Havana spera di esorcizzare ricalcandone le orme nel remake di un suo classico del passato. E Julianne Moore si abbandona ad una performance senza freni, assecondando le parentesi di humor nerissimo del film (la selvaggia esultanza di Havana alla notizia della morte del figlioletto di una sua collega) ma mettendo in evidenza anche le paranoie e lo squilibrio psichico del proprio personaggio. Maps to the Stars è valso alla Moore il premio come miglior attrice al Festival di Cannes 2014.

4. I ragazzi stanno bene

Annette Bening e Julianne Moore nel film I ragazzi stanno bene.

Non capita spesso l'occasione di vedere due fra le più grandi attrici del mondo recitare fianco a fianco, con un'alchimia ed una spontaneità che permettono di stabilire immediatamente una profonda empatia rispetto ai loro personaggi: ed è uno tra i principali punti di forza di una delle migliori commedie del nuovo millennio, I ragazzi stanno bene, con protagoniste le meravigliose Annette Bening e Julianne Moore. Scritto e diretto nel 2010 da Lisa Cholodenko, I ragazzi stanno bene descrive il sereno ménage fra Nic (Annette Bening) e Jules (Julianne Moore), una coppia lesbica che ha dato alla luce e cresciuto due figli ora adolescenti, Joni (Mia Wasikowska) e Laser (Josh Hutcherson); il precario equilibrio familiare sarà però turbato dall'ingresso di Paul (Mark Ruffalo), il loro donatore di sperma, il quale inizierà una relazione clandestina con Jules. All'interno di un cast in stato di grazia, Julianne impersona con impeccabile naturalismo questa madre di famiglia che si sente trascurata dalla moglie e si lancia con avventatezza in un rapporto extraconiugale, salvo poi rendersi conto dei propri errori. E benché a raccogliere maggiori consensi in termini di riconoscimenti sia stata Annette Bening, la Moore si dimostra ancora una volta una comprimaria formidabile: il suo discorso alla famiglia sulle difficoltà del matrimonio rimane una fra le sequenze più sincere e commoventi viste al cinema negli ultimi anni.

3. Safe

Julianne Moore in una scena di Safe

Fra i primi ruoli da protagonista di Julianne Moore vi è Safe, piccola produzione scritta e diretta nel 1995 da uno dei massimi talenti del cinema indipendente americano, Todd Haynes: un piccolo film che riscosse scarsa attenzione all'epoca, ma che è stato poi consacrato dalla critica come una delle opere più innovative del decennio. In Safe, Julianne Moore si cala nei panni di Carol White, benestante moglie borghese che vive in una villa nella San Fernando Valley, e la cui maggiore preoccupazione è dovuta al colore sbagliato dei divani che le hanno recapitato per il salotto. Ma la tranquilla vita di Carol si incrina quando la donna inizia improvvisamente a manifestare i sintomi di uno strano malessere, che i medici non riescono a definire con precisione: un malessere strisciante che, passo dopo passo, farà precipitare Carol in una condizione di autentica paranoia. Dramma gelido costruito quasi come un thriller polanskiano, Safe è sostenuto proprio dalla sapiente interpretazione della Moore, la quale fa emergere le sottili inquietudini della sua Carol e la progressiva trasformazione da casalinga frivola e snob a donna vittima di un "male oscuro" che sembra divorarla dall'interno e distruggere pezzo dopo pezzo la sua identità.

2. Still Alice

Still Alice: Juliann Moore in una scena

Ricompensata con il Golden Globe come miglior attrice di dramma e favoritissima per la vittoria dell'Oscar come miglior attrice, Julianne Moore offre una performance straordinaria nella parte di Alice Howland, docente di linguistica e madre di famiglia che, poco dopo il compimento dei cinquant'anni, scopre di essere affetta da una forma precoce del morbo di Alzheimer e si trova a dover fronteggiare una sfida devastante nel tentativo di restare aggrappata alla propria identità. Scritto e diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland basandosi sul romanzo Perdersi di Lisa Genova, Still Alice è un film delicato ma al contempo straziante, sorretto soprattutto dalla magnifica interpretazione della Moore: dai rapporti con il marito John (Alec Baldwin) e con i suoi figli, in particolare l'aspirante attrice Lydia (Kristen Stewart), alle difficoltà incipienti nel lavoro e nella vita quotidiana, Julianne si immerge nel ruolo di Alice con un senso di immedesimazione a dir poco disarmante, riuscendo a restituire con totale credibilità il ritratto di questa donna dalla sorprendente forza d'animo: basti osservare la scena del discorso ad un convegno sulla malattia, pronunciato da Alice con incrollabile determinazione, fra le sequenze in assoluto più struggenti che vedrete al cinema quest'anno.

1. Lontano dal paradiso

Julianne Moore in Lontano dal paradiso

Nel 2002, insieme a The Hours, Julianne Moore ha recitato anche nel ruolo di un'altra casalinga degli anni Cinquanta impegnata a rivalutare la propria esistenza: oltre a Laura Brown, infatti, l'attrice ha dato vita a Cathy Whitaker, moglie dell'uomo d'affari Frank (Dennis Quaid) e madre di famiglia inappuntabile, in Lontano dal paradiso, stupenda rivisitazione del modello del melodramma alla Douglas Sirk, ambientato nella provincia suburbana del Connecticut. Sceneggiato e diretto da Todd Haynes, Lontano dal paradiso mette in scena la disgregazione del modello della "perfetta famiglia americana" nel momento in cui l'omosessualità repressa di Frank provoca una crisi nel rapporto fra lui e Cathy, mentre la donna si scopre sempre più legata al loro nuovo giardiniere, Raymond Deagan (Dennis Haysbert), un uomo di colore e vittima pertanto dei pregiudizi della comunità. Questa acuta e dolente riflessione sui tabù e sulla sommessa infelicità tipici di una società perbenista ed ipocrita è illuminata dall'eccezionale prova della Moore, la quale fa affiorare i sentimenti contrastanti di Cathy con una profondità ed una sensibilità che lasciano senza fiato. Julianne, che ha ottenuto la Coppa Volpi al Festival di Venezia 2002 e la nomination all'Oscar come miglior attrice, in Lontano del paradiso regala la performance più memorabile della propria carriera in uno dei suoi film di maggior valore, perfetta testimonianza di un magnetismo davvero unico.

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