Let's Go

2014, Documentario

Let's Go: per Antonietta De Lillo il futuro non è scritto

La regista, il direttore della fotografia Giovanni Piperno, Giuseppe De Marzo e Mariano di Palma di Miseria Ladra - Libera ci hanno raccontato come è nata l'idea del film e la sua natura di denuncia sociale, in sala dall'11 maggio con Mariposa Cinematografica.

Let's Go

2014 – Documentario
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Luca Musella è un fotografo con una carriera e collaborazioni importanti alle spalle e una famiglia alla "Mulino Bianco". La crisi economica gli ha portato via tutto, costringendolo a reinventarsi lavorativamente ma sopratutto umanamente, entrando in contatto con un sottoproletariato del quale cerca di prendere il meglio.

Let's Go: Antonietta De Lillo e Luca Musella sul set del documentario

_ "C'è una storia umana e di relazione. Siamo amici e collaboratori da anni. Non ci siamo mai persi e l'ho visto, con tutta la sua grazia, scivolare senza mai parlarne più di tanto, difendendo la sua dignità con i denti perché è tutto quello che ha. Voleva realizzare un film sulla mia difficoltà di realizzare una pellicola di finzione. Ho lentamente girato la telecamera verso di lui e gli ho proposto di scrivere un testo, quindi è sia protagonista che autore. Il Luca autore ha reso visibile l'invisibile, ciò che è dentro ognuno di noi. Nel raccontare la sua storia ho avuto un immediato rispecchiamento. Subito ho capito che la storia di Luca era la nostra. Luca sono io, siamo noi."_ Così Antonietta De Lillo ha presentato Let's go, il suo ultimo documentario, in sala dall'11 maggio grazie a Mariposa Cinematografica.

Dare voce agli invisibili

Let's Go: una scena del film

" Coordino la campagna nazionale Vittime della Crisi. Il film ne restituisce la voce. Il fatto che Luca possa parlare è importante e ringrazio Antonietta, anche per aver realizzato un film che prende posizione. La verità illumina la giustizia. Questo film illumina la giustizia mancata di moltissime persone. In Italia in 10 milioni vivono in povertà, un quarto della popolazione. Ci si domanda come sia stato possibile il fatto che non sia diventata una priorità nell'agenda politica di questo Paese. Non stiamo solo affrontando una povertà materiale ma anche culturale. La nostra priorità e restituire dignità a queste persone, combattendo il darwinismo sociale secondo cui chi è povero si deve vergognare." Con queste parole Giuseppe de Marzo di Miseria Ladra - Libera, Associazione che si occupa di diffondere la cultura della legalità nel nostro Paese, ha voluto sottolineare il perché della collaborazione al film, come esempio di denuncia e, al tempo stesso, strumento di conoscenza di una realtà tristemente sempre più diffusa ma mai realmente approfondita.

Proiezioni evento

Let's Go: Luca Musella, ex-fotoreporter ora esodato, in una scena del documentario a lui dedicato

Un piccolo film indipendente, slegato dalle rigide regole di distribuzione, come ha tenuto a sottolineare Massimo Righetti di Mariposa Cinematografica, stessa casa di distribuzione che si era già occupata del precedente film della regista partenopea, La pazza della porta accanto, incentrato sulla poetessa Alda Merini. "Ricalcheremo la distribuzione de La pazza della porta accanto, con proiezioni evento più uscite canoniche in città come Roma, Milano, Napoli e Ancona. Non saremo quindi ancorati alla data d'uscita in sala ma realizzeremo un tour. Il risultato ottenuto con la distribuzione del film precedente è andato molto bene e addirittura ancora continua, con una media di cento spettatori a proiezione. Utilizzeremo quindi altri canali, più affini ad una distribuzione indipendente, senza dare conto all'uscita in sala e agli incassi del primo weekend che caratterizzano invece quella classica."

Un doppio sguardo

Let's Go: Luca Musella in una scena del documentario di Antonietta De Lillo

Quello che salta subito all'occhio in Let's Go è la dicotomia tra l'ambiente e la situazione raccontata rispetto a riprese ed immagini esteticamente alte. "Il cinema è un linguaggio fatto di immagini. Ci è venuto naturale preoccuparci della loro qualità e che fossero funzionali a quello che stavamo raccontando" ha precisato il direttore della fotografia, Giovanni Piperno. Subito incalzato dalla regista che ha aggiunto: "Nel film ci sono due tipi di riprese. Da una parte l'occhio fermo, con l'inquadratura oggettiva di Giovanni. Dall'altro l'occhio caldo, meno perfetto ma più attento all'umanità di quello che lo circonda di Luca, al quale abbiamo fornito una piccola videocamera per raccontare lui stesso la sua storia."

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