Moonwalkers: l'allunaggio in versione psichedelica

La teoria cospirazionista del presunto falso allunaggio realizzato da Stanley Kubrick si trasforma di una commedia scorretta e lisergica in Moonwalkers, pellicola presentata nella sezione After Hours del Torino Film Festival.

Moonwalkers: l'allunaggio in versione...
Moonwalkers

2015 – Commedia
3.0 3.0

Cinema e luna. Un binomio inscindibile fin dalla nascita della settima arte. Già George Méliès, infatti, in una veste ironica e fantascientifica ci aveva mostrato, nel lontano 1902, la superficie ricca di crateri del satellite che illumina le nostre notti in Viaggio nella Luna regalandoci una sequenza - il razzo che si schianta nell'occhio del corpo celeste - divenuta iconica nell'universo cinematografico. Facendo un salto temporale lungo più di sessant'anni e dando credito ad una delle teorie cospirazioniste più celebri, il famoso allungaggio del 20 luglio 1969, giorno nel quale gli astronauti dell'Apollo 11, Neil Armstrong e Buzz Aldrin, misero piede per la prima volta sulla superficie lunare, non sarebbe in realtà mai avvenuto. Dietro "ad un piccolo passo per l'uomo, ma un grande passo per l'umanità" ci sarebbe in realtà la regia minuziosa del genio di Stanley Kubrick, chiamato dal governo degli Stati Uniti per compiere "la missione" all'interno di uno studio cinematografico allestito per l'occasione dopo l'uscita di 2001: Odissea nello spazio.

Moonwalkers: Ron Perlman e Rupert Grint in una scena del film

Nessuna passeggiata lunare quindi, solo obiettivi potentissimi, l'occhio raffinato del regista per la messa in scena e luci posizionate ad hoc. Antoine Bardou-Jacquet, regista francese, parte da questa premessa per realizzare Moonwalkers, una commedia scorretta, lisergica, divertente e vagamente splatter con la quale realizza la sua versione, scanzonata ed iperbolica, del finto allunaggio. Per farlo utilizza un agente della CIA reduce dal Vietnam, Kidman (Ron Perlman), perseguitato dalle esperienze vissute in guerra, spedito dal governo americano in Inghilterra per convincere, forte di una valigetta stracolma di sterline, il regista più osannato del momento, Stanley Kubrick, a girare una versione in studio dell'allunaggio da mandare in onda nel caso la vera missione non avesse funzionato, così da battere sul tempo i nemici russi nel pieno della Guerra Fredda.

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Peccato che le cose non filino esattamente come programmate. Sul cammino di Kidman, infatti, s'immette un giovane quanto sfortunato manager musicale pieno di debiti, Jonny (Rupert Grint), che, per una serie di equivoci fa credere all'agente di essere il manager di Kubrick che fa interpretare al suo coinquilino, Leon (Robert Sheean), sperimentatore assiduo di droghe. Da qui prende vita un vertiginoso quanto spassoso ciclone di imprevisti, violenza, sostanze allucinogene, registi avanguardisti, valigette colme di soldi rubate, criminali vendicativi e rock band che sognano di sfondare. Il tutto mentre Kidman e Jonny tentano di realizzare il finto allunaggio per scongiurare le ritorsioni del governo americano sempre più angosciato all'idea di mostrare in diretta mondiale il possibile insuccesso della missione spaziale ufficiale.

Un allunaggio psichedelico

Moonwalkers: Ron Perlman in una scena del film

Il cineasta francese costruisce una commedia, aiutato dalla brillante sceneggiatura di Dean Craig, firma dietro il dissacrante Funeral Party, dal taglio decisamente british, con dialoghi surreali e battute dissacranti nella quale non mancano citazioni al cinema del regista di Arancia meccanica. Ambientato nel 1969, Moonwalkers, è immerso nei colori, nelle musiche e nello stile dell'epoca, a metà strada tra il glam rock ed i figli dei fiori, senza dimenticare di strizzare l'occhio alle pellicole splatter, con delle sequenze ad alto tasso di pallottole, al cinema di Guy Ritchie o all'animazione beatlesiana di Yellow Submarine. Con l'entrata in scena del duo Jonny/Leon, poi, il finto allunaggio prende una piega del tutto psichedelica e l'integerrimo agente della CIA dovrà fare i conti con oppio, acidi e funghetti allucinogeni che lo porteranno in una dimensione lisergica molto lontana dal grigiore degli uffici governativi. A rendere al meglio l'atmosfera sixties del film, inoltre, ci pensano la fotografia pop ed intensa di Glynn Speeckaert, le musiche tra il rock e il raggae scelte da Tom Stubbs ed i costumi realizzati da Eric Verheyden. Tutti ingredienti ben dosati che rendono Moonwalkers una commedia spassosa con dei momenti meno riusciti, specie nelle primissime scene e nella seconda parte del film, ma che, nella totalità della pellicola, passano in secondo piano.

Due hippie e un reduce del Vietnam

Moonwalkers: Rupert Grint in un'immagine del film

Cuore del film il triangolo esilarante che si crea dallo scontro dei due coinquilini dediti alle sperimentazioni a base allucinogena, Jonny e Leon, ed un reduce del Vietnam dal pugno facile ed incubi persecutori fatti di visioni ad occhi aperti di soldati e vietcong feriti. Per interpretarli Antoine Bardou-Jacquet chiama all'appello l'ex maghetto Ron Weasley di Harry Potter, Rupert Grint, lo sboccato quanto irresistibile Nathan Young di Misfits, Robert Sheean, e il Clarence "Clay" Morrow di Sons of Anarchy, Ron Perlman. Un mix vincente che da vita ad un'alchimia palpabile tra i tre attori. Un contrasto di stili e comportamenti sottolineato abilmente dalla sceneggiatura che contrappone da un lato i due amici, veri maestri nell'attirare guai, e dall'altro il brutale agente federale mandato in missione dal governo degli Stati Uniti per convincere Stanley Kubrick a filmare il finto allunaggio. Due universi, per rimanere in tema, che finiranno per scontrasi, dando vita a sequenze memorabili, tra passeggiate sulla Luna e viaggi dal retrogusto acido.

Manuela Santacatterina
Redattore
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