Madagascar

2005, Animazione

Recensione Madagascar (2005)

Grazie alla buona tecnica, un'originale commistione di bi e tridimensionalità, animazione semplice e coloratissimi disegni estremamente cartoonistici, , ai simpatici personaggi e alle divertenti gag, Madagascar è destinato a divertire i suoi spettatori e a soddisfare quelli meno esigenti, ma i gravi difetti sul piano della sceneggiatura non possono che renderlo un film incompiuto.

Massimo Borriello

Animal Instinct

Dopo il clamoroso successo di Shrek 2, la delirante avventura dell'orco verde e della sua neo-sposa Fiona che ha incassato nel mondo l'impressionante cifra di un miliardo di dollari, attestandosi anche in Italia in cima alla classifica dei film più visti della scorsa stagione, la Dreamworks era tornata nelle sale, a distanza di pochi mesi, con Shark Tale, un titolo che, per personaggi ed ambientazione, invitava inevitabilmente ad uno spietato confronto con il capolavoro della Pixar, Alla ricerca di Nemo, una delle migliori cose viste al cinema negli ultimi anni. Dal confronto lo Studio di Spielberg, Katzenberg e Geffen non poteva che uscirne a pezzi, perdendo un numero piuttosto abbondante di spettatori rispetto al boom Shrek e accumulando una lunga serie di recensioni catastrofiche. Ora la Dreamworks ci riprova, puntando su uno strano miscuglio di innovazione e recupero di elementi fascinosi del passato. Il risultato è Madagascar, la nuova scommessa di Eric Darnell (Z la formica) e Tom McGrath.

Protagonisti continuano ad essere gli animali, in questo caso quattro quadrupedi dello zoo del Central Park di New York, tra i quali Alex, il leone vanitoso, attrazione principale e Zoolander (il modello portato sullo schermo da Ben Stiller dal quale mutua la celebre espressione blue steel) dei felini, che, insieme ai suoi amici, trascorre le proprie giornate tra gli agi e la routine della cattività. Coccole degli inservienti, bistecche in quantità, urla ed applausi d'ammirazione da parte dei visitatori, fanno dello zoo che li ospita un autentico paradiso nel cuore della Grande Mela. Nessun animale potrebbe chiedere di meglio, ma le cose sono destinate a cambiare quando un piccolo plotone di arrembanti pinguini in fuga verso l'Antartide suggerisce a Marty la zebra, il migliore amico di Alex, l'idea di un ritorno allo stato selvaggio per riscoprire le proprie radici. In fuga verso il Connecticut, dove crede troverà il suo naturale posto nel mondo, Marty è raggiunto dal leone e da altri due strampalati amici, Melman, la giraffa ipocondriaca, e Gloria l'ippopotamo, nella giungla di Manhattan, prima di ritrovarsi tutti, pinguini compresi, impacchettati su una nave verso il Kenya, ma destinati a naufragare sulle spiagge del Madagascar. Qui Alex sarà costretto a fare i conti con i propri istinti bestiali ed allucinogeni che, di fronte ad un insopportabile e sconosciuto digiuno forzato, trasformeranno gli amici erbivori in enormi bistecche da addentare.

Si ride, e tanto, nella prima parte del film, grazie anche allo stile esagerato dell'animazione, ottenuto grazie alla tecnica dello schiacciamento e allungamento che permette ai personaggi di Madagascar incredibili acrobazie fisiche, uno stile al servizio della comicità che si rifà a quella della slapstick comedy e dei cartoon degli anni quaranta. Il divertimento e l'entusiasmo per le ottime premesse vanno, però, scemando progressivamente, anche perché il plot, una volta raggiunto il Madagascar, sembra non avere più nulla da dire, finendo col trascinarsi stancamente, tra gag ridondanti e noiosi battibecchi, sino ad una banale conclusione, ennesimo inno alla forza dell'amicizia, in grado di superare ostacoli e combattere pericoli. Il problema è che gli sceneggiatori, Mark Burton e Billy Frolick, sembrano maggiormente preoccupati a non turbare i più piccoli, piuttosto che ad approfondire una credibile idea del cerchio della vita (in questo Il re leone, una delle vette più sublimi del cinema d'animazione americano, era molto più coraggioso), mentre a più riprese si insinua l'inquietante sospetto che si stia cercando di far passare l'idea, quantomeno discutibile, che una gabbia dorata a stelle e strisce si lasci preferire sempre e comunque allo stato selvaggio.

Come già nei due Shrek e in Shark Tale, il nuovo lavoro targato Dreamworks abbonda di citazioni metacinematografiche di ogni epoca e genere, da Il pianeta delle scimmie ad American Beauty, da La febbre del sabato sera fino a Cast Away, che stuzzicano l'attenzione ed il coinvolgimento dello spettatore adulto, mentre ad assicurare il divertimento di grandi e piccini ci pensano le gag old style dei bizzarri personaggi, quelle dei quattro protagonisti, tutti ottimamente caratterizzati, e dei comprimari, anche se a conquistarsi le preferenze degli spettatori non possono che essere quegli irresistibili pinguini le cui apparizioni, centellinate e distribuite ad hoc lungo tutta la durata del film, strappano le risate più fragorose. Da sottolineare anche l'esilarante performance di una terribile vecchietta con borsetta da combattimento. Il doppiaggio originale è affidato anche in questo caso, come nei più recenti prodotti Dreamworks, a nomi di grande richiamo del panorama hollywoodiano (Ben Stiller, Chris Rock, Jada Pinkett Smith e David Schwimmer, tutti bravissimi), mentre in Italia si è scelto di puntare su voci note del piccolo schermo (Ale e Franz, Michelle Hunziker, Fabio De Luigi) che difficilmente potranno far peggio del disastro di Shark Tale ad opera di Tiziano Ferro e soci.

Grazie alla buona tecnica, un'originale commistione di bi e tridimensionalità, animazione semplice e coloratissimi disegni estremamente cartoonistici, con piccole pecche riscontrabili soprattutto nello scarso dettaglio delle location, ed in particolare di quelle della giungla africana, ai simpatici personaggi e alle divertenti gag, Madagascar è destinato a divertire i suoi spettatori e a soddisfare quelli meno esigenti, ma i gravi difetti sul piano della sceneggiatura non possono che renderlo un film incompiuto, e per questo non diverrà certo un classico. E la Dreamworks, in questa sua affannosa rincorsa per colmare il gap che la separa dal livello della produzione Pixar, sembra avere ancora tanta strada davanti a sé.

Recensione Madagascar (2005)
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