Angelina Jolie, da SonyLeaks ad Unbroken: “viziata senza talento” o futura grande regista?

I film campioni d'incassi, l'impegno umanitario accanto al marito Brad Pitt, ma anche il malanimo dei colleghi: parliamo di una fra le star più popolari di Hollywood, Angelina Jolie, alle prese con la sfida più ambiziosa della sua carriera alla regia del kolossal Unbroken.

Angelina Jolie, da SonyLeaks ad Unbroken:...
Angelina Jolie
Angelina Jolie

41 anni, attrice, produttrice

In una scena assai divertente (e sottilmente perfida) di Bling Ring, il film di Sofia Coppola del 2013 costruito attorno alla moderna ossessione per le star e il loro stile di vita, Laurie Moore (Leslie Mann), madre delle due baby-ladre Nicki (Emma Watson) e Sam (Taissa Farmiga), esibisce davanti alle proprie figlie un cartellone con un collage (a dire il vero alquanto ridicolo) di ritagli di foto di Angelina Jolie, presentandola come il loro auspicabile modello di riferimento.

"Quali qualità ammirate in Angelina Jolie?", domanda la signora Moore alle ragazze. Le risposte delle figlie sono, in successione, "Suo marito" e "Il suo corpo sexy", inducendo la madre, indispettita, a replicare: "Be', il suo corpo sexy non è una caratteristica", per poi elencare i numerosi meriti di Angelina Jolie in campo umanitario. In questo breve siparietto è racchiusa l'essenza della celebrità di una fra le donne più famose e influenti di Hollywood, della quale tuttavia si parla molto più spesso in riferimento all'immagine pubblica e alle vicende familiari di quanto non si parli, invece, a proposito dei suoi film.

Angelina dietro la cinepresa

In procinto di tagliare il traguardo dei quarant'anni (li festeggerà il prossimo 4 giugno), età da sempre considerata fatidica in quel di Hollywood, la fascinosa Angelina è più che mai al centro dell'attenzione mediatica. Fra gli innumerevoli motivi di tale attenzione (e non certo l'ultimo) vi è di sicuro Unbroken, il secondo cimento della Jolie in qualità di regista: un kolossal in piena regola, con tanto di spettacolari sequenze belliche, ambientazione in piena Seconda Guerra Mondiale, comparto tecnico di primissimo livello (Roger Deakins alla fotografia, Alexandre Desplat alle musiche) e perfino lo zampino di una coppia di maestri quali i fratelli Coen per una sceneggiatura firmata a otto mani (forse troppe?) insieme a Richard LaGravenese e William Nicholson.

Unbroken: Angelina Jolie con Jack O'Connell, Domhnall Gleeson e Finn Wittrock sul set del film

Un progetto decisamente impegnativo, quello di Unbroken: un soggetto - la vita del campione olimpionico Louie Zamperini, scomparso alcuni mesi fa a ben novantasette anni d'età - dall'enorme potenziale, sia in termini di coinvolgimento, sia per quanto riguarda le sue incredibili svolte narrative, dal trionfo alle Olimpiadi a un campo di prigionia in Giappone; l'intenzione e la necessità di farlo confluire in un'opera dall'ampio respiro e dai toni epici (evidenti fin dalle scelte di marketing e dai poster); un budget di tutto rispetto, ben sessantacinque milioni di dollari, senza contare la cifra ulteriore sborsata dalla Universal per una campagna pro-Oscar dall'esito non proprio soddisfacente (tre sole nomination, in categorie di secondo piano).

Jeune & Jolie: da Antonello Venditti all'Oscar

Angelina Jolie con il suo Oscar

Prima di continuare a parlare di Unbroken, tuttavia, può essere utile allargare il discorso al big picture, nel tentativo di inquadrare chi sia veramente Angelina Jolie - o meglio quale sia la sua posizione, ieri e oggi, nel panorama del cinema così come in quello, ancora più fluido e imprevedibile, dello show business, fra prime pagine dei rotocalchi e discussioni sui social network e nella blogsfera. Perché questa ex ragazza ribelle, figlia d'arte di un mito della New Hollywood quale Jon Voight (e, manco a dirlo, con un pessimo rapporto col padre, tanto da aver fatto cancellare il cognome paterno dai registri dell'anagrafe), dopo l'esplosivo esordio come modella ed attrice di video musicali (nel 1991, appena sedicenne, compare perfino in un video di Antonello Venditti) si è rivelata, appena giovanissima, come uno degli astri nascenti del cinema di fine millennio: prima in televisione, assicurandosi ben due Golden Globe consecutivi per i TV movie George Wallace e Gia - Una donna oltre ogni limite; e nel 1999 al cinema, affiancando Denzel Washington nel thriller campione d'incassi Il collezionista di ossa e rubando la scena a Winona Ryder in Ragazze interrotte di James Mangold, che valse alla Jolie l'Oscar come miglior attrice supporter grazie al ruolo di Lisa Rowe, ventenne isterica e sociopatica internata in una clinica psichiatrica. Vale la pena ricordare, fra gli aneddoti in assoluto più esilaranti sepolti negli annali del cinema, che appena un anno prima dell'Oscar per Ragazze interrotte la già lanciatissima Angelina era stata snobbata ad un provino in Italia per un film con gli 883 (!), tale Jolly Blu (ma non è finita qui: sapete chi fu preferita alla Jolie per il ruolo in palio? Una certa Alessia Merz...).

Dagli action movie all'impegno umanitario

Una splendida Angelina Jolie in una scena di Mr. and Mrs. Smith

Angelina Jolie, insomma, ha inaugurato il terzo millennio come novella superstar dell'industria hollywoodiana, in grado di irretire il pubblico per quel suo amalgama fra una sensualità spigliata e aggressiva e una notevole dose di grinta che l'ha resa una beniamina del cinema action e thriller: da Fuori in 60 secondi alla saga di ispirazione videoludica di Lara Croft, passando per qualche sonora bidonata - Original Sin, scialbo remake di un cult di François Truffaut con Catherine Deneuve, o il pessimo Identità violate - e per prove pseudo-drammatiche finite dritte dritte nel dimenticatoio (qualcuno ricorda Una vita quasi perfetta o Amore senza confini - Beyond Borders?).
A distinguere gran parte della carriera della Jolie, in effetti, è stato proprio questo fenomeno: un talento messo a frutto solo saltuariamente e, di contro, una serie di pessime scelte professionali, in grado di rovinare il curriculum ad attrici di gran lunga migliori. Ciò nonostante, la Jolie è riuscita miracolosamente a rimanere sulla cresta dell'onda; e, a dispetto di qualunque ironia si possa rivolgere (comprensibilmente) a pellicole alquanto imbarazzanti per un'attrice da Oscar, si è meritata ampie dosi di riconoscimenti e di stima in virtù della sincera dedizione dimostrata in diverse cause umanitarie.

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Angelina Jolie interpreta Christine Collins nel film Changeling diretto da Clint Eastwood

Perché più ancora della Jolie attrice, che in ogni caso, dopo i trent'anni, è tornata a recitare anche in progetti all'altezza delle sue capacità (uno su tutti il bellissimo Changeling di Clint Eastwood, per il quale nel 2008 è stata candidata all'Oscar), ad aver dominato la curiosità dei media e l'interesse del pubblico nell'ultimo decennio è stata la Jolie attivista: la donna sensibile ai drammi dei paesi afflitti da guerre civili e genocidi, e capace di sfruttare in maniera intelligente la propria visibilità di "diva" allo scopo di veicolare i riflettori dei media sulle emergenze più tragiche e impellenti (in genere, quelle che si consumano lontano dall'attenzione dei giornali e di internet). Ambasciatrice delle Nazioni Unite fin dal lontano 2001, paladina dei diritti dei rifugiati e degli immigrati (da ricordare la sua visita a Lampedusa nel 2011), Angelina Jolie è la star che, nella nostra contemporaneità, più di qualunque altra si è impegnata personalmente - e concretamente - sul fronte dei diritti umani; un impegno riconosciuto pure dall'Academy, che un anno fa le ha tribuato la statuetta del Jean Hersholt Humanitarian Award in occasione della consegna degli Oscar speciali alla carriera.

Brangelina

Golden Globes 2007, Brad Pitt accanto a Angelina Jolie

Inutile dilungarsi, invece, sul capitolo "Brangelina" (odioso neologismo coniato per celebrare il sodalizio romantico tra Angie e il suo Brad), sul quale fin troppo si è detto e si è scritto. Dopo una relazione con la collega di set Jenny Shimizu e due matrimoni non troppo fortunati con gli attori Jonny Lee Miller e Billy Bob Thornton (particolarmente burrascoso quest'ultimo, naufragato dopo appena tre anni), nel 2005 scocca la scintilla fra Angelina e il sex symbol per antonomasia degli anni Novanta, Brad Pitt, sul set galeotto di Mr. & Mrs. Smith (ad oggi il maggiore successo commerciale della Jolie in termini di biglietti venduti, quasi trenta milioni solo negli USA). Il repentino divorzio di Brad da Jennifer Aniston e l'amore fra lui e Angelina, ovviamente, costituiscono ancora materia di pettegolezzi e di commenti a dieci anni di distanza (a titolo di cronaca, ci limiteremo a ricordare i sei figli della coppia, tre dei quali adottivi, e il matrimonio celebrato nell'agosto scorso nel loro castello in Francia, al riparo dalla stampa). Un ménage che rinsalda, e anzi eleva alla massima potenza, lo status di Angelina Jolie come idolo di tabloid e siti internet. In tal senso, la parabola mediatica della Jolie costituisce quasi un caso a sé: quello di una star la cui filmografia, salvo due o tre titoli, non è particolarmente invidiabile (molto meno, in ogni caso, di quella di tantissime altre attrici della sua stessa generazione), ma che risulta comunque come la diva più pagata d'America e, soprattutto, una fra le più discusse. E qui subentra l'ultima questione del nostro 'ritratto' di Angelina: meriti umanitari e vita familiare a parte, a che punto si trova la carriera della Jolie in questo momento?

Maleficent nella terra del sangue e del miele

Malefica: Angelina Jolie con uno dei suoi corvi

Lontana dagli schermi dal 2010, quando affiancò Johnny Depp nello spernacchiatissimo The Tourist, la Jolie è tornata a recitare dopo quasi quattro anni di assenza nel 2014 con Maleficent, attesissimo remake in versione live-action del classico La bella addormentata nel bosco nell'ambito della "operazione riciclaggio" messa in atto in casa Disney. L'esito? Incassi stratosferici, grazie ad un ottimo marketing, all'appeal della figura di Malefica e alle aspettative febbrili, ma critiche feroci e un diffuso senso di delusione pure fra gli spettatori. Ma la Jolie, nel frattempo, sembrava aver aperto un nuovo capitolo nel proprio percorso artistico: quello di regista, determinata ad unire le proprie capacità professionali alle cause da sempre nel suo cuore. Emblematico, in tale prospettiva, il suo esordio dietro la macchina da presa: Nella terra del sangue e del miele, dramma bellico datato 2011 e ambientato durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, magari non del tutto riuscito ma comunque apprezzabile per lo sforzo di raccontare gli orrori del conflitto e del genocidio senza eccessive concessioni alla spettacolarizzazione tipica di tanti film hollywoodiani (a partire dalla scelta di ingaggiare attori serbi e di farli parlare nella loro lingua madre), fino a pagarne lo scotto al botteghino (appena un milione di dollari incassati a fronte di un budget di tredici milioni).

La Minimally talented spoiled brat

In the Land of Blood and Honey: Angelina Jolie sul set del film

Poi, un mese fa, proprio mentre si accingeva a presentare alla stampa la sua nuova 'creatura' da regista, Unbroken, ecco arrivare un'inattesa "tegola in testa". Nell'ambito dello scandalo del SonyLeaks, con la corrispondenza personale di produttori e divi della Sony diffusa sul web dagli hacker nordcoreani come 'ripicca' per la commedia The Interview, affiora lo scambio di mail più clamoroso: quello in cui Scott Rudin, super-produttore della Sony, nonché uno degli uomini più importanti di Hollywood, fuori dai gangheri con la collega Amy Pascal a causa del disastro legato al biopic su Steve Jobs (un prestigioso copione di Aaron Sorkin finito nelle mani della concorrente Universal), se la prendeva esplicitamente con la Jolie, colpevole di aver bloccato David Fincher, allora ipotetico regista di Steve Jobs, con il suo progetto di un kolossal su Cleopatra, bollato da Rudin come il sogno delirante attribuito alla "follia e l'ego rampante di questa donna". Ma il peggio è arrivato subito dopo, con quell'appellativo che ha fatto il giro dei siti web del pianeta: "a minimally talented spoiled brat", una ragazzina viziata e pressoché priva di talento. Una figuraccia di proporzioni cosmiche per Rudin, ma anche la sottile incrinatura nell'immagine di apparente perfezione di una diva evidentemente non così benvoluta fra i "pezzi grossi" dell'industria, pronti a rimarcarne l'ego smisurato e i capricci nei loro carteggi telematici.

Unbroken: Angelina Jolie sul set del film

Poco male, comunque, per la nostra Angelina, che nel fattempo si gode il sostanzioso successo del suo Unbroken: oltre centodieci milioni al box office statunitense e, nonostante il tepido responso della critica, perfino qualche segnalazione nella distribuzione dei vari premi di fine anno. Un successo, va detto, a nostro avviso non pienamente meritato, per una pellicola dalle indubbie qualità estetiche ma per molti aspetti superficiale e patinata (oltre che banale e anacronistica nell'approccio alla materia narrativa), che ha l'inevitabile sapore di un'occasione mancata. Per il suo prossimo film, tuttavia, si prevede un drastico cambio di registro: la Jolie, infatti, ha già terminato le riprese di By the Sea, pellicola della quale è produttrice, regista, sceneggiatrice e anche interprete accanto al neo-sposo Brad Pitt. La trama? La vacanza sulla costa francese di una coppia di coniugi americani, Roland e Vanessa, bisognosi di ravvivare una passione ormai spenta. Due per la strada? Scene da un matrimonio? O, più modestamente, Il matrimonio che vorrei? Ora come ora, non possiamo che digerire Unbroken e attendere Angelina al varco...

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