Amy Adams: “Faccio l’attrice perché ero un disastro in chimica”

Toccata e fuga al Giffoni Film Festival per Amy Adams: in un incontro, un po' soporifero per via delle domande tutte uguali, l'attrice americana nata in Italia ha raccontato la genesi della sua carriera, svelando che fa questo lavoro perché ha capito presto di non avere la stoffa per fare il dottore.

Venezia 2016: un primo piano di Amy Adams sul red carpet di Nocturnal Animals

Dopo Julianne Moore, un'altra rossa di Hollywood al Giffoni Film Festival: arrivata in elegante ritardo, quasi un'ora, secondo l'ormai consueto stile della manifestazione campana, Amy Adams ha concesso copiosi sorrisi e autografi al pubblico di giovanissimi arrivati per salutarla. Durante l'incontro con le giurie del festival l'attrice americana, nata in Italia, ha raccontato la sua carriera, regalando anche qualche aneddoto divertente nonostante le domande - praticamente la declinazione all'infinito della stesso interrogativo - del pubblico.

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Presenti in sala anche il marito di Adams, Darren Le Gallo, e la figlia di sette anni, Aviana, che, come ha sottolineato, ha chiamato così proprio in onore dell'Italia: "Amo l'Italia: è un paese bellissimo e ho perfino dato a mia figlia il nome di una città italiana, Aviana, in onore di Aviano. Qui ti senti come se tutti volessero invitarti a casa: sono tutti ospitali, è come sentirsi a casa". Un accompagnamento di mandolino non avrebbe stonato.

Amy Adams begins: le origini di un'attrice

Venezia 2016: Amy Adams sorridente al photocall di Nocturnal Animals

Uno dei ruoli di Amy Adams rimasto maggiormente impresso nella mente del pubblico è quello della principessa Giselle in Come d'incanto (2007), in cui canta e balla: viste le sue origini da ballerina, le piacerebbe interpretare un musical? "Assolutamente: anche sui set di film che non sono musical mi ritrovo a cantare. Il mio primo amore è il teatro, quindi adorerei fare un musical al cinema".
Proprio la danza è stato il primo approccio dell'attrice con il mondo dell'arte: "Avevo paura di chiamarmi attrice: forse perché era un sogno, studiavo danza e facevo musical a teatro, quindi mi ci è voluto tanto tempo per ammettere che volevo recitare. La danza è ciò che mi ha permesso di diventare un'attrice, perché mi ha costretto a esprimermi senza parole: l'amore per il raccontare storie è cominciato mentre danzavo. Sul set spesso mi sento come una marionetta perché faccio ciò che il regista mi dice, mentre io cerco di diventare sempre più libera come interprete, in modo da trovare le vere emozioni del personaggio".

Una sognante e romantica Amy Adams in una scena di Come d'incanto

Dopo la danza, è arrivato l'amore per le arti performative grazie a un esame di chimica andato male: "Prima di concentrarmi sulla recitazione sapevo comunque che avrei voluto occuparmi di arte: durante il liceo ero pessima in chimica e ho capito che non sarei mai stata in grado di laurearmi in medicina! Ci sono stati diversi momenti in cui mi sono chiesta cosa stessi facendo: mi ci è voluto tanto tempo per cominciare a lavorare, sono stata rifiutata molte volte, e mi sono chiesta se fossi in grado di farlo. Anche quando cominci a lavorare ci sono dei momenti in cui ti chiedi se questa è davvero la tua strada. È una cosa strana: a volte anche se agli altri sembra che tu abbia successo magari per te non è così. L'importante è preservare la propria passione e continuare a fare ciò che si ama".

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Junebug, Enchanted e Arrival: i ruoli della vita

Amy Adams in una scena del film La guerra di Charlie Wilson

I tre film a cui Amy Adams è più legata sono Junebug (2005), per il quale ha ricevuto la prima nomination agli Oscar, il già citato Come d'incanto, che le ha dato fama mondiale, e Arrival (2016), il ruolo che ha sentito più vicino: "Ci sono tre sceneggiature che ho letto, una è Come d'incanto l'altra Junebag, a cui mi sono sentita così legata, che mi sembrava parlassero di me! Tornando a casa ho detto a mio marito: mi sembra di conoscere questa persona, potrei essere io, non so chi altro possano prendere oltre me. La terza è Arrival. Purtroppo non sono brava alle audizioni: bisogna accettare e capire i propri errori, senza prenderla in modo troppo personale, tutti sono stati rifiutati, bisogna andare sempre avanti e continuare a provare e studiare".

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Arrival: Amy Adams in una foto del film

Il film di Denis Villeneuve ha lasciato un segno potente sull'attrice: "Il senso di unità, di lavorare insieme per uno scopo comune è una delle cose che mi ha attirato di più del film. Abbiamo ampiamente provato l'altro modo, quello di essere individualisti, ed è chiaro che non funziona: spero che voi, le nuove generazioni, siate coloro che riescano a lavorare in questo senso. Non deludetemi!". Per quanto riguarda Villeneuve invece: "Sono stata fortunata a lavorare con registi fantastici, per me Villeneuve è davvero speciale: lavorare ad Arrival è stata una grande esperienza. Mi piacerebbe lavorare anche con Patty Jenkins, la regista di Wonder Woman, ha fatto un gran lavoro insieme a Gal Gadot".

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Amy Adams e Tom Hanks in una foto del film La guerra di Charlie Wilson

A proposito di donne forti, il tema del sessismo a Hollywood oggi è un argomento caldo, secondo l'attrice: "Non credo che il sessismo esista solo a Hollywood: semplicemente il nostro è un ambiente molto esposto, quindi magari c'è più attenzione su quello che succede. Il sessismo è ovunque e a volte è inconsapevole: una volta parlando con un collega ho capito che per lui no era una risposta, mentre per me era l'inizio di una conversazione. È quello che cerco di insegnare a mia figlia: per abbattere il sessismo bisogna puntare sulla comunicazione e sul rispetto per gli altri".

Amy Adams alla cerimonia degli Oscar del 2013

Ecco invece come Amy Adams sceglie un ruolo: "Ci sono diversi motivi: primo devo sentirmi connessa al personaggio e alla sua voce, se non riesco a sentirla per me è difficile interpretarlo. Leggo le mie sceneggiature, ne leggo tante, e devo avere ben chiaro cosa vogliono dire: per Arrival è stato così. La scelta di un progetto dipende molto dal regista e dalle altre persone coinvolte. Quando scelgo un ruolo devo sentire che posso aggiungere qualcosa a quel personaggio che non sia già scritto sulla pagina: che si tratti di una principessa o di una linguista. Diventando più grande ho capito che voglio raccontare storie che possano aiutare le persone".

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