American Vandal

2017 - ....

American Vandal: mistero al liceo nella nuova, imperdibile serie Netflix

È una delle più interessanti novità del catalogo Netflix: un geniale mockumentary in cui una coppia di studenti, aspiranti filmmaker, tentano di far luce su un giallo avvenuto nel loro liceo e di scagionare il ragazzo ritenuto responsabile, portando a galla meschinità e ipocrisie del microcosmo scolastico.

American Vandal: Jimmy Tatro in una scena della serie

È una comune giornata di marzo a Oceanside, in California, quando la tranquilla routine del liceo locale è sconvolta da una drammatica scoperta: qualcuno è penetrato nel parcheggio del personale e ha dipinto con una bomboletta spray ventisette peni sulle automobili degli insegnanti, per poi cancellare il video della telecamera di sicurezza. Centomila dollari di danni, docenti furibondi e un solo, evidente responsabile: Dylan Maxwell (Jimmy Tatro), il bulletto della scuola, noto per le sue bravate infantili e per la sua refrattarietà alla disciplina.

Dylan, in effetti, è il "perfetto colpevole": i suoi continui conflitti con i professori costituiscono un movente ideale; ha un debole per gli scherzi stupidi e l'abitudine di disegnare peni; il suo presunto alibi non è comprovato; e soprattutto un altro studente, Alex Trimboli (Calum Worthy), afferma di averlo visto nel parcheggio all'"ora del delitto". I dirigenti del liceo non hanno esitazioni a espellerlo, ma ad attenderlo è anche un processo penale: il futuro di Dylan, insomma, sembra segnato per sempre... eppure, c'è chi è ancora disposto a concedergli il beneficio del dubbio.

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American Crime Story

American Vandal: Tyler Alavarez in una scena

Il 'crimine' del liceo di Oceanside costituisce il fulcro dell'intreccio di American Vandal, serie in otto episodi firmata da Dan Perrault e Tony Yacenda, già autori di alcuni cortometraggi per il sito Funny or Die, con Yacenda alla regia di tutte le puntate e Dan Lagana nelle vesti di showrunner. Un progetto sicuramente minore, in quanto a dimensioni produttive e visibilità immediata, ma ciò nonostante una delle scommesse più curiose - e, a conti fatti, senza dubbio riuscite - della scuderia Netflix, che con American Vandal ha inanellato una delle sue migliori serie originali. Una serie che, nello specifico, adotta il formato e le convenzioni di quel peculiare filone chiamato mockumentary: gli otto episodi sono confezionati infatti come le puntate di un (falso) documentario dedicato a far luce sulla verità del misfatto del parcheggio, girato da due studenti del liceo e aspiranti filmmaker, Peter Maldonado (Tyler Alvarez) e Sam Ecklund (Griffin Gluck).

American Vandal: Jimmy Tatro e Tyler Alvarez in una scena

E a un primo sguardo, American Vandal potrebbe apparire come una sorta di parodia di quei programmi di approfondimento di cronaca nera molto popolari negli Stati Uniti e non solo, il filone dei cosiddetti true crime: a partire dalla ricostruzione delle circostanze del 'delitto' e dalla domanda fondamentale delle indagini, ovvero "Who drew the dicks?" ("Chi ha disegnato i piselli?"). L'elemento satirico, tuttavia, non rappresenta l'unica chiave di lettura, né tantomeno la più importante, di un racconto complesso e sfumato: un racconto che, pur mantenendo venature ironiche più o meno accentuate, a tratti sa ricorrere anche al registro drammatico e soprattutto dà prova di un convincente senso di realismo nella descrizione di un tipico ambiente scolastico, portandone a galla le dinamiche interne e le tensioni latenti, spesso e volentieri sul punto di esplodere.

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La scuola: scena del crimine e microcosmo sociale

American Vandal: una scena del documentario

Attraverso la macchina da presa di Peter e Sam, determinati a scoprire cosa sia accaduto veramente nel parcheggio della scuola e ad appurare la colpevolezza o l'innocenza di Dylan, il pubblico si ritrova immerso così in un impeccabile mystery thriller. Puntata dopo puntata, fra ricerche e interviste effettuate con piglio da perfetto reportage giornalistico, i due filmmaker passano al setaccio moventi, alibi e testimonianze non solo da parte di Dylan, ma di tutti coloro, studenti o docenti, che potrebbero aver giocato un ruolo di qualche tipo nella vicenda; raccolgono ogni potenziale indizio, confrontano le versioni contrastanti e mettendo alla prova la credibilità di tutti i personaggi; e addirittura arriveranno a chiamare in causa perfino loro stessi, come tutti gli altri indiziati, esponendosi allo sguardo indagatore della telecamera fino ad assumersi pesanti rischi sul piano degli affetti e della carriera scolastica.

American Vandal: un'immagine della serie

Agli autori va pertanto reso merito di aver costruito un intreccio estremamente coinvolgente, trasformando un banale atto vandalico nel cuore pulsante di uno dei più fascinosi gialli visti in tempi recenti sul piccolo schermo, con una narrazione che incastra con fluidità un susseguirsi di false piste, di improvvise rivelazioni e di colpi di scena, ma sempre in maniera decisamente credibile. Ma al di là della sua intrigante natura da detective story, a rendere American Vandal una delle più belle sorprese della stagione televisiva è anche la sua capacità di raffigurare il microcosmo scolastico, inevitabile specchio di un certo modello sociale borghese: le sue gerarchie, i rituali collettivi volti a nascondere rivalità e gelosie, la corsa forsennata alla popolarità, il carattere artificioso di molti rapporti interpersonali e l'ipocrisia di fondo di questo universo circoscritto, estremamente familiare a ciascuno di noi.

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L'insostenibile leggerezza dell'essere adolescenti

American Vandal: un momento della serie

Vale forse la pena ricordare che American Vandal arriva a pochi mesi di distanza dalla messa in onda di un'altra serie Netflix, Tredici, calata nel mondo dei liceali americani e narrata mediante il loro punto di vista. Tredici, eletto in breve tempo fenomeno di culto fra i giovanissimi, traeva la propria forza dal coinvolgimento emotivo e dall'effetto di empatia che era in grado suscitare nei confronti dei protagonisti; American Vandal invece, pur addentrandosi in un analogo "territorio d'indagine", è sempre attento a bilanciare l'immedesimazione con il distacco critico, quel distacco favorito non a caso dall'appartenenza al genere del mockumentary. Per Peter e Sam, i sentimenti individuali non possono mai prendere il sopravvento sulla fredda oggettività su cui si basa la loro implacabile inchiesta, che non mancherà di produrre conseguenze talvolta gravi o dolorose.

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E se in particolare nei due episodi conclusivi, Climax e Clean Up, la suspense aumenta in misura esponenziale - si veda la magnifica ricostruzione del party precedente al 'delitto', con i social network che diventano il "grande fratello" pronto a catturare dettagli privati e frammenti di conversazioni - e i twist si moltiplicano, l'epilogo della serie è pervaso di un ineffabile senso di malinconia: una malinconia partorita dalla consapevolezza che la vita dei teenager, quanto e più di quella degli adulti, risulta contaminata da meschinità e da pregiudizi, da fragilità celate dietro sorrisi fittizi e da un bisogno d'attenzione spesso patologico, se non perfino disperato. E pur senza mai assumere un approccio didattico o moralistico, la vera indagine di American Vandal riguarda forse proprio questo: le ambiguità e i pericoli di quel mistero inestricabile chiamato adolescenza.

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Stefano Lo Verme
Redattore
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