Alla fine del viaggio nella Terra di Mezzo: i 15 momenti cult de Il Signore degli Anelli

Con Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate si chiude probabilmente per sempre il viaggio di Peter Jackson nel mondo della Terra di Mezzo. Il regista ci lascia comunque una grande eredità, dopo aver sdoganato con la prima trilogia un universo fantasy che grazie a Il signore degli anelli è diventato mainstream. Ripercorriamo i primi tre episodi della saga attraverso i nostri 15 momenti cult.

Alla fine del viaggio nella Terra di Mezzo: i 15...

Ci siamo, il giorno del "defining chapter" è arrivato, il capitolo definitivo, quello finale che chiude per sempre (forse?) il lunghissimo viaggio nella Terra di Mezzo iniziato oramai tredici anni fa.

Con l'uscita de Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate , Peter Jackson chiude la seconda trilogia e si congeda definitivamente dall'universo di John Ronald Reuel Tolkien. Il nostro forse tra parentesi rappresenta in effetti più una speranza che una reale possibilità che questa non sia veramente la fine, un modo per rendere meno doloroso il distacco e sentirci meno orfani. Di materiale volendo ce ne sarebbe ancora, tutte le pubblicazioni curate dal figlio Christopher Tolkien, dalle varie raccolte di Racconti fino al mitico Il Silmarillion, quasi un testo sacro, una sorta di Bibbia del mondo di Arda. Lavori affascinanti ma per lo più incompiuti o frammentari, la cui trasposizione cinematografica è francamente poco prevedibile.

Peter Jackson sul set de Il signore degli anelli - La compagnia dell'anello nel 1999

Mai dire mai comunque, e se pensare che questo possa essere di nuovo un arrivederci e non un addio serve per lo meno a lenire un po' il dispiacere per il distacco allora concedetecelo. Più presumibilmente però dovremo fare a meno di ritornare nella Terra di Mezzo, ma accontentarci magari di qualche surrogato come ad esempio la serie tv Shannara che MTV produrrà dai romanzi di Terry Brooks, lo scrittore statunitense accreditato come quello di maggior successo tra i vari cloni del filone che ha in Tolkien il suo capostipite nonché il più alto riferimento. Perché una cosa è sicura, anche se dovremo rinunciare a rivedere la Terra di mezzo sul grande schermo, la saga di Peter Jackson ci lascia comunque una grande eredità dalla quale non si torna indietro: ha aperto le porte ad un mondo che era ai più sconosciuto, ha cambiato per sempre il rapporto tra il cinema e il fantasy, sdoganando letteralmente il genere al grande pubblico e facendolo diventare un fenomeno mainstream. In particolare con la prima trilogia, e soprattutto con il successo del primo film (anche se i tre capitoli sono stati girati contemporaneamente) all'inizio di questo nuovo secolo ha realizzato quello che per anni era sembrato impossibile a tutti: filmato quello che non poteva essere filmabile, tradotto in immagini reali, e in maniera splendidamente efficace e fedele nonostante le numerose licenze, un universo che solo dopo l'uscita dei suoi film è stato globalizzato, riaccendendo la passione nelle vecchie generazioni di fan e creandone di nuove, rivoluzionando l'immaginario collettivo di tutti.

sequenza suggestiva di Il signore degli anelli - Il ritorno del re

Tra quelli della nostra generazione, e tutte quelle prima di Peter Jackson, tra chi voleva essere il cowboy o il supereroe mascherato, eravamo in pochi a sognare di essere un elfo, ed eravamo comunque sempre (e orgogliosamente) degli outsider. Oggi gli elfi sono diventati i più "cool" . Piccoli cose che forse più di mille parole ci raccontano nella nostra vita quotidiana quanto la trilogia de Il Signore degli anelli abbia cambiato il mondo, e non solo al cinema, ma a dei livelli che forse non immaginiamo nemmeno o che diamo oramai per scontati. Tre film straordinari, con un respiro epico e dei personaggi di uno spessore tale che evidentemente non era possibile ritrovare nella seconda trilogia, vista la differenza nell'impianto del materiale letterario di partenza: Lo Hobbit è in fondo in origine una piccola favola per bambini, dalla quale Jackson è riuscito comunque ad ottenere di nuovo un risultato per certi versi strabiliante soprattutto dal punto di vista visivo.

Per questo, in occasione del capitolo finale dell'epopea tolkieniana di Peter Jackson, vogliamo ripercorrere cronologicamente la prima trilogia de Il Signore degli Anelli attraverso i 15 migliori momenti (e secondo noi ce ne sono altrettanti, per cui è stato bello e faticoso provare a restringere il cerchio), che alla fine sono magari semplicemente quelli che abbiamo amato di più.

1. Il prologo

Sauron

"Tutto ebbe inizio con la forgiatura dei grandi anelli". Il prologo de La compagnia dell'anello, che narra l'inizio della leggenda, del grande inganno di Sauron, gli anelli distribuiti ai re delle grandi razze con il solo scopo di soggiogarli tutti al potere dell'unico. La voce di Cate Blanchett aka Galadriel e il tema musicale sullo sfondo sono ipnotici e ci catapultano immediatamente in un mondo che fino a pochi momenti prima avevamo solo sognato che potesse prendere vita. E invece è tutto vero: l'ultima alleanza di uomini ed elfi contro il Signore oscuro, la battaglia si materializza sullo schermo, i Noldor schierati incitati da Elrond (che parla in elfico!), i dettagli delle spade e delle armature, le orde di orchi moltiplicati in digitale con la crowd replication che sciamano e si riversano come un fiume dalle pareti del Monte Fato. Tutto reale, credibile, autentico e soprattutto fedele: tutto vero, appunto. Un momento indimenticabile, come tutti i momenti in cui i sogni diventano realtà: perché è il momento in cui abbiamo capito che Jackson forse non scherzava, e che quello che fino a ieri era stato ritenuto impossibile da realizzare, si apprestava a prendere magicamente vita davanti ai nostri occhi, forse nella maniera più vicina a quella che avevamo sempre immaginato.

2. "Dacci il mezzuomo, elfo femmina"

Arwen galoppa contro il tempo e i cavalieri neri per salvare la vita di Frodo

Corsa a perdifiato di Liv Tyler aka Arwen inseguita dai Nazgul nel disperato tentativo di portare Frodo a Gran Burrone. L'elfo ha fatto la sua comparsa all'improvviso lasciando tutti a bocca aperta (d'altronde il primo incontro con un elfo non si scorda mai e per questo va menzionato). Dopo un inseguimento trepidante raggiunge finalmente il fiume, e l'inquadratura in cui fronteggia indomita gli spettri dell'anello sul suo cavallo bianco che impenna è perfetta. "Dacci il mezzuomo, elfo femmina". E poi la magia di protezione che evoca il potere della acque e travolge i Cavalieri Neri. Perfetta lei, nonostante all'inizio il nome di Liv Tyler avesse suscitato perplessità; invece la figlia del leader degli Aerosmith sembra nata apposta per avere le orecchie a punta. E sentirla evocare la magia in Sindarin ci conferma che Jackson è intenzionato a fare veramente sul serio. E il bello é che non sapevamo ancora quanto.

3. Aragorn e Arwen sul ponte di Gran Burrone

L'alone mitico che circonda la figura di Aragorn figlio di Arathorn, Signore dei Dùnedain e diretto discendente di Isildur, inizia a prendere forma, così come il peso del suo passato e dell'eredità che gravano su di lui. Il suo conflitto interiore viene rivelato dalle parole di Arwen mentre quest'ultimo soppesa nelle sue mani la mitica Narsil, la spada spezzata, legata a doppio filo al suo destino e alla paura della sua debolezza in quanto uomo: "Tu sei l'erede di Isildur, non Isildur stesso, non sei legato al suo destino". "Lo stesso sangue scorre nelle mie vene, la stessa debolezza". Epica pura, alla quale si aggiunge improvvisa la componente romantica dell'amore interspecie tra l'uomo e l'elfo, struggente nella suo paradosso e nella sua apparente impossibilità legata alla mortalità dell'uno e all'immortalità dell'altro, sin dai tempi di Beren e Lúthien (Il Silmarillion docet). "Preferirei dividere una sola vita con te che affrontare tutte le ere di questo mondo". C'è mai stato nulla di più romantico nella sua accezione più nobile del termine? E magicamente i due cominciano a sussurrarsi frasi e promesse in elfico, lasciandoci stupiti e commossi: un altro grande colpo da maestro di Jackson, che rende omaggio al grande lavoro di linguista di Tolkien, restituendo nobiltà ad un vero e proprio idioma di radici gaeliche da lui creato, che rende antropologicamente veri e credibili i personaggi di fantasia aumentando il pathos e l'empatia con le loro azioni.

4. Gandalf contro il Balrog

Gandalf e il Balrog

"Tu non puoi passare"! Tutto il carisma di Ian McKellen, che in quel momento diventa senza più alcuna riserva il Gandalf che avevamo sempre avuto in mente, di fronte al Balrog, il "demone da un altro mondo, qualcosa che va al di la delle vostre possibilità". Da quando il mostro viene evocato, mettendo in fuga gli orchi che cingono d'assedio la compagnia, che si ritirano come ragni lungo le colonne nella magnificenza dei saloni di Moria, fino a quando quest'ultimo si manifesta di fronte al Grigio Pellegrino sulla soglia del ponte. Nel mezzo, una fuga mozzafiato dall'estetica videloudica, tra ponti che crollano e frecce che sibilano, degna dei migliori e adrenalinici action movies. E poi il confronto, la fiamma di Anor contro la fiamma di Udun. E quella frusta di fuoco che spunta dalle tenebre, inaspettata, a cingere la caviglia dello stregone, che nel silenzio fa in tempo a sussurrare solo: "Fuggite, sciocchi!". C'è tutta la grandezza di Peter Jackson in questa scena, compresa la reazione del resto dei membri della compagnia, enfatizzata da un toccante slow motion e dalla struggente musica di sottofondo mentre guadagnano l'uscita e tornano a riveder le stelle dopo la claustrofobica oscurità di Moria. In assoluto uno dei migliori momenti di tutta la saga.

5. Morte di Boromir

Uno dei momenti più intensi e drammatici dell'intera trilogia, la morte di Boromir, il capitano di Gondor, la sua riabilitazione completa dopo i tentennamenti dovuti alle tentazioni indotte dall'anello e alla debolezza insita nella sua natura umana. Trafitto a morte nel tentativo di salvare gli hobbit, si concede un'uscita di scena che raggiunge toni altissimi e racchiude in se tutto quel respiro epico che insieme allo spessore e alla complessità di alcuni personaggi come il suo rendono Il Signore degli anelli un romanzo dannatamente adulto, inevitabilmente lontano dai toni favolistici e fiabeschi che sono alla base dell'impianto narrativo de Lo Hobbit, col quale è per cui inutile e improduttivo cercare di proporre paragoni. La sua risposta alle parole di Aragorn ("non lascerò che Minas Tirith cada e il nostro popolo fallisca") che lo sostiene negli ultimi istanti, il suo riconoscerlo come legittimo re, confeziona un dialogo che procura brividi di pura commozione : "Io ti avrei seguito fratello mio, mio capitano, mio re...". Riposa in pace, figlio di Gondor.

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6. Gollum e Sméagol

Gollum ne Le due torri

"Dobbiamo avere il tesssssssoro. Falsi, piccoli, hobbit, ti imbroglieranno, mentiranno...". Peter Jackson lo sapeva fin dall'inizio, buona parte del successo dell'intero progetto ruotava intorno proprio al personaggio di Gollum. "Se Gollum avesse funzionato, allora avrebbe funzionato anche il film". E anche noi in un certo senso lo aspettavamo al varco, perché Gollum doveva essere qualcosa di più di un semplice effetto speciale, un personaggio così complesso e sfaccettato, esigeva di essere più vero e reale di qualsiasi attore in carne ed ossa. Questa sembrava un'altra sfida nella sfida il cui esito era quantomai incerto nonostante i prodigi del primo film, anche perché Gollum nei capitoli successivi da comprimario sarebbe diventato vero e proprio protagonista. Stupore e meraviglia quando ne Il signore degli anelli - Le due torri appare per la prima volta: un personaggio più vero del vero, mai visto nulla di digitale che così reale sullo schermo. Il resto è storia. Lo sdoganamento della performance capture che grazie a Gollum e Andy Serkis che lo interpreta diventa a tutti gli effetti una vera e propria forma d'arte e di recitazione, c'è chi lo vuole candidato agli Oscar. La scena del dialogo tra Gollum e Sméagol, in pieno sdoppiamento di personalità degna di Jekill e Hyde, é da teatro di alta scuola e la prova che la soglia del confine tra reale virtuale è oramai stata varcata.

7. Saruman e la lacrima di Grima Vermilinguo

"Ma mio signore, non esiste un tale esercito". Invece esiste, è quello che Saruman ha creato delle gallerie di Isengard, incrociando gli orchi con i goblin, creando grazie alla magia la specie geneticamente superiore degli Uruk-hai. Una creazione alla quale abbiamo assistito grazie ai virtuosismi della macchina da prese che piomba in picchiata come su un rollercoaster impazzito nelle gallerie dove lo stregone sta creando il suo esercito. E lo stupore di Grima Vermilinguo nel vederlo schierato e centuplicato in tutta la sua potenza è pari a quello dello spettatore che prima d'ora non aveva mai visto nulla di simile sullo schermo. Lo sviluppo della tecnica della crowd replication, mai come a questi livelli prima d'ora, è un altro degli assi della manica del regista, che non avrebbe potuto altrimenti ricreare la portata delle scene e delle situazioni descritte nei libri: grazie all'implemento di questa tecnica VFX gli elementi non solo vengono duplicati fino all'inverosimile dando vita alle masse e agli eserciti che vediamo sullo schermo nella trilogia, ma si muovono ognuno come se fosse indipendente e avesse vita propria, dando vita ad un effetto ultrarealistico senza precedenti. La lacrima del Vermilinguo racchiude perfettamente e meglio di mille parole lo shock davanti a tanta terribile magnificenza. "Non ci sarà un'alba per gli uomini".

8. La battaglia del fosso di Helm

La battagli del Fosso di Helm

Tutta. Dalla prima scena all'ultima. Compresa la preparazione, in un crescendo ti tensione palpabile che prepara a una delle battaglie più clamorose mai viste sullo schermo e tuttora difficile da eguagliare. Dopo il fosso di Helm, tutte gli scontri bellici visti al cinema non hanno più fatto la stessa impressione, ridotti al confronto a semplici scaramucce sia per l'imponenza della messa in scena che per il coinvolgimento emotivo. Gli eserciti che si schierano, i nostri in palese inferiorità, i Rohirrim di Éomer sono stati allontanati grazie agli inganni dell'infido Grima, e Gandalf è partito alla loro ricerca: Re Théoden è accerchiato e con la sensazione di essere con le spalle al muro. L'arrivo degli elfi a ristabilire un'antica alleanza è un vero balsamo anche per lo spettatore, perché oramai l'empatia è totale e spudorata e pure noi sulle poltrone del cinema ci sentiamo in trappola quando l'esercito degli Uruk-hai si erge minaccioso davanti alle mura, fauci digrignanti sotto agli elmi e le picche che battono a terra trasmettono vera inquietudine. Arriva anche la pioggia a rendere il tutto ancora più dark. E poi comincia, con la mano di un anziano arciere che trema e scocca la sua freccia troppo presto, sintomo di una vulnerabilità sin troppo evidente. "E così ha inizio", da vedere e rivedere all'infinito, integralmente: volendo scegliere altri due momenti, la morte di Haldir di Lórien (quando muore un elfo c'è sempre un sussulto emotivo, è contro natura, non c'è niente da fare) e ovviamente lo show di Légolas che infilza vittime facendo surf su uno scudo e strappa applausi a scena aperta.

9. I fuochi di Amon Din

Pipino con l'aiuto di Gandalf accende i fuochi di Amon Din a Minas Tirith per chiedere aiuto a Rohan in un ultimo disperato tentativo di rimettere in piedi l'antica alleanza. Le pire si accendono un dopo l'altra, attraversando le leghe che dividono Gondor da Rohan, le montagne innevate, le sterminate praterie boscose, con lo score di Howard Shore a fare da sottofondo. Prima di Jackson la Nuova Zelanda era solo una nazione qualunque da qualche parte agli antipodi. Ora è l'incarnazione della Terra di Mezzo, oltre che set e location imprescindibile per qualsiasi pellicola di genere fantasy. "I fuochi di Minas Tirith, i fuochi sono accesi. Gondor chiede aiuto", implora Aragorn disperato a Re Théoden dopo aver corso a perdifiato. E il signore di Edoras, dopo una lunga interminabile pausa risponde: "E Rohan risponderà". Brividi.

10. Andúril, la spada riforgiata

Andúril, la spada riforgiata

Il destino di Aragorn si compie, la spada spezzata Narsil che appartenne a Isildur e che staccò l'anello dalla mano di Sauron, è stata riforgiata da Elrond che la consegna ad Aragorn: Andúril, Fiamma dell'occidente, il Re è finalmente pronto a tornare. "Metti da parte il ramingo, diventa ciò che sei nato per essere". Arwen sta morendo, anche la sua sorte è legata alla distruzione dell'anello, ma l'esercito degli uomini é numericamente inferiore. Occorre l'esercito dei morti, "coloro che vivono nella montagna", che risponderà però soltanto al Re di Gondor. "La lama che fu spezzata farà ritorno a Minas Tirith": il Re è tornato. Il film pone addirittura più enfasi di quanto non faccia il libro nella storyline di Aragorn e nelle sua gesta, in cui c'è insita una drammaturgia molto più adatta alla trasposizione cinematografica di quella di Frodo in viaggio con l'anello e alle prese con i tormenti del suo fardello. Il ramingo che diventa Re aveva bisogno di una figura che ne restituisse oltre alla fisicità, anche tutto l'appeal e lo spessore emotivo, e il casting di Viggo Mortensen (che ha fortunatamente sostituito a riprese iniziate Stuart Townsend rivelatosi troppo giovane) è uno di quei fattori che hanno fatto la differenza nella riuscita e nel successo dell'opera.

11. I sentieri dei morti

Uno dei capitoli più avvincenti e cupi del libro, nelle cui pagine anche Gimli per la prima volta si abbandona al terrore e alla paura. Aragorn insieme al nano e a Legolas si reca all'interno della montagna nel disperato tentativo di assoldare l'esercito dei morti e fargli rispettare il giuramento che li vincola all'ultimo Re di Gondor. Un esercito di fantasmi che combatte a fianco degli uomini era probabilmente una delle sfide più ardue per Peter Jackson: vinta brillantemente, l'onda verde che esce dalle navi all'improvviso dopo aver sopraffatto i corsari e si espande sui campi del Pelennor sbaragliando i nemici, sembrava impossibile da realizzare e invece diventa un "arrivano i nostri" tra i più entusiasmanti della storia del cinema. Jackson usa gli stessi effetti che ritroviamo nel suo divertentissimo Sospesi nel tempo, uno stile visivo immediatamente riconoscibile anche in tutte le scene in cui Frodo indossa l'anello.

12. Il sacrificio di Faramir

Forse la scene più drammaturgicamente intensa e complessa dell'intera trilogia, dal sapore assolutamente shakespeariano per i toni e i contenuti che assume. É assolutamente degno di un'opera del bardo infatti il dramma del figlio minore Faramir che, alla disperata ricerca del consenso e dell'approvazione del padre Denethor, reso folle dalla morte dell'adorato primogenito Boromir, si avvia incontro a morte certa andando incontro agli orchi con un drappello di uomini. Un emozionante slow-motion in un silenzio assoluto scandito solo dalla voce di Billy Boyd aka Pipino che canta Edge of the Night mentre Denethor consuma un opulento pasto con i succhi che gli colano tra le mani che si mescolano con il sangue degli uomini e del figlio che ha mandato a morire.

13. Cavalcata dei Rohirrim

Bernard Hill in una immagine di Il signore degli anelli - Il ritorno del re

Vedi sopra alla voce eserciti e battaglie. E moltiplicalo per quattro. Se la battaglia del fosso di Helm rimane probabilmente inarrivabile per pathos, tensione e costruzione narrativa, ovviamente ne Il signore degli anelli - Il ritorno del re Jackson rilancia a livello di proporzioni e mantiene la promessa, ovvero che quello che avevamo visto sino ad ora non era che un antipasto. La battaglia dei campi del Pelennor e l'assedio di Minas Tirith, per essere restituiti allo schermo così come erano stati concepiti nelle pagine del libro, rappresentavano la sfida definitiva in termini di grandezza e spettacolarità. Per dimensioni, durata e armate in campo, tra uomini, orchi, cavalieri e haradrim in groppa agli olifanti, uno dei capitoli che prima di Peter Jackson avrebbero probabilmente spinto a rinunciare anche il più ambizioso dei registi. Il suono del corno che annuncia l'arrivo dei cavalieri di Rohan in soccorso a Gondor è da pelle d'oca, così come la l'onda dei Rohirrim che in sella ai possenti destrieri si riversa nella pianura e impatta con l'esercito degli orchi nei cui occhi per la prima volta scorgiamo finalmente un fremito di umana paura e di insicurezza. L'incitamento di Re Théoden farebbe risvegliare anche i morti, i violini suonano il tema di Rohan e la telecamera che abbraccia tutta la vastità del campo di battaglia sollevandosi in alto sulle rovine di Minas Tirith lascia scorgere gli eserciti a perdita d'occhio. Quando si dice "sembrava di esserci!".

14. Eowyn uccide il Re Stregone di Angmar

Altro momento topico della battaglia del Pelennor, con la fiera Eowyn nipote di Théoden che uccide il terribile e invincibile Re Stregone capo dei Nazgul davanti allo zio in fin di vita. "Sciocco, non sai che nessun uomo può uccidermi?". Il suo "Io non sono un uomo", quando lo infilza dopo essersi tolta l'elmo, strappa quasi più applausi a scena aperta delle scivolate di Légolas sulla proboscide degli olifanti. Cult istantaneo e Miranda Otto nuova eroina protofemminista.

15. Il peso dell'anello

Il viaggio dei due hobbit è giunto al termine, e ad un passo dal traguardo il peso dell'anello che ha logorato incessantemente non solo il corpo e la psiche di Frodo, ma anche il suo rapporto con Sam, sembra avere avuto la meglio. Proprio in vista del traguardo Frodo sembra volersi arrendere, ma il fido e indomito Samvise prende in mano la situazione e si carica sulle spalle l'amico e insieme a lui le sorti del film: "Non posso portare l'anello per voi, ma posso portare voi". In molti hanno visto in Sam il vero protagonista della storia, la coscienza quando non il braccio di Frodo, le cui gesta necessariamente sono state condizionate dal peso del suo fardello e il cui atto più coraggioso sta in fondo nell'accettazione di doverlo portare: che lo rende di fatto un martire più eroico e degno di qualunque guerriero caduto in battaglia.

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