Alex Brendemühl: 'La sfida in Wakolda? Creare un Mengele umano'

Il nostro incontro con il coraggioso attore spagnolo che si è preso la briga di portare sul grande schermo il medico nazista Mengele nel film di Lucia Puenzo.

Alex Brendemühl: 'La sfida in Wakolda? Creare un...

Wakolda, incorsa per una nomination agli Academy Awards per l'Argentina, è un'opera ambigua con insospettabili venature noir. Sarà questo il motivo per cui gli organizzatori del Courmayeur Noir in Festival hanno deciso di inserire l'acclamata pellicola nel concorso ufficiale di questa 23° edizione. Sarà merito dell'inquietudine trasmessa dalle distese di sterpaglie del paesaggio argentino o dalla delicata e ambigua relazione tra la giovane Lilith (Florencia Bado), dodicenne di origine tedesca intrappolata in un corpo troppo acerbo per la sua età, e un misterioso medico tedesco ossessionato dagli studi sulla genetica? La regista argentina Lucia Puenzo, già autrice del romanzo da cui Wakolda è tratto, affronta una pagina delicata della storia argentina confrontandosi con l'accoglienza positiva riservata dall'Argentina, e in particolare da città patagoni come Bariloche, ai criminali di guerra nazisti. Lucia Puenzo non è presente a Courmayeur per parlare della sua opera perché in questi stessi giorni ha partecipato alla cerimonia di premiazione degli Oscar argentini per ritirare ben 10 premi. A rappresentare degnamente il cast ci pensa l'affascinante Alex Brendemühl, che interpreta uno dei ruoli più controversi, quello dell'Angelo della morte Josef Mengele. Nome tedesco, natali spagnoli (è originario di Barcellona), sguardo di ghiaccio, l'attore ci parla di quanto è stato complesso accostarsi a un personaggio che, nell'immaginazio collettivo, rappresenta il male assoluto.

Wakolda:	Àlex Brendemühl in una foto promozionale del film
Come hai reagito quando ti è stato proposto il ruolo di Josef Mengele?
Alex Brendemühl: Quando ricevi una mail da Lucia Puenzo con la foto di Mengele allegata in cui si afferma che sei molto somigliante a lui non sei troppo felice. Ma Lucia mi ha convinto che ero l'attore più adattto per poterlo interpretare e che non avrebbe voluto nessun altro all'infuori di me, così sono stato felice di accostarmi al personaggio. Leggendo tutte le biografie su di lui che ho trovato mi sono reso conto che sull'uomo non sappiamo granché. Le informazioni sulla sua persona scarseggiano, mentre vi è una vera e propria mitologia sul mostro Mengele. La percezione della gente che lo ha incontrato va in un'unica direzione, ma io ho cercato di superare tutto ciò per andare a cercare l'uomo. Ho scoperto che Mengele era affabile, che aveva il senso dello humor, era un seduttore e ance un melomane. Spesso cantava arie d'opera italiane. Dirò una cosa banale, ma anche il peggior criminale ha degli aspetti che lo accomunano a ogni altra persona e io ho cercato di indagare in questa direzione.

Prima di te Mengele è stato portato al cinema da Gregory Peck in I ragazzi venuti dal Brasile. Ti sei ispirato a lui in qualche modo?
Ho visto il film e ho visto anche la versione del personaggio di Laurence Olivier in Il maratoneta. Sono molti i riferimenti sul personaggio di Mengele. Il male è un aspetto che attrae da sempre il pubblico. Io ho cercato di non giudicare, pur avendo ben presente la storia dei criminali di guerra. Il tema attorno al cui Wakolda ruota riguarda proprio la ricezione dei criminali di guerra in Sud America, là dove molti stati si sono resi disponibili a ospitarli e proteggerli ricevendo in cambio denaro oppure conoscenze in vari campi. Nel caso di Mengele, le ricerche del personaggio sugli ormoni della crescita furono utilizzate nel campo dell'allevamento.

Da dove siete partiti tu e Lucia per costruire il personaggio?
Naturalmente alla base del film c'è il romanzo di Lucia, ma lei è stata brava ad allontanarsene progressivamente per concentrarsi sugli aspetti più cinematografici. Nel libro Mengele era descritto in modo approfondito, ma noi abbiamo cercato di mantenere un certo mistero intorno al mio medico perché volevamo privilegiare il punto di vista della piccola Lilith che, nella delicata fase di passaggio tra l'infanzia e l'adolescenza, rimane affascinata da quest'uomo.

Ti aspettavi questo successo?
Sinceramente no. Sapevo che Lucia è molto popolare, ma non aspettavo tutto questo. La struttura e lo stile di Wakolda sono molto classici, ma non appena ho ricevuto la sceneggiatura ho capito il potenziale provocatorio del film, la sua capacità di smuovere le coscienze.

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Wakolda: Àlex Brendemühl con la giovane Florencia Bado in una scena
Come avete lavorato tu e la tua giovane coprotagonista Florencia Bado per sviluppare la complicata relazione tra Mengele e la piccola Lilith.
Il casting per trovare l'interprete di Lilith è durato un anno. Avevamo scelto una ragazzina che sembrava adatta, ma all'improvviso ha iniziato a crescere. In pochi mesi il suo fisico è cambiato troppo e non è più stata adattta per la parte. Alla fine abbiamo trovato Florencia. Io e lei ci siamo intesi da subito. E' stato molto strano, è una bambina e una donna allo stesso tempo. Ha uno sguardo che esprime innocenza, candore, ma è anche curioso nei confronti del mondo. Dopo che abbiamo iniziato a provare insieme, abbiamo sviluppato un linguaggio comune, uno humor che ci ha aiutato ad affrontare le scene più scabrose e moralmente discutili. Nella scena in cui la guardo mentre bacia un suo coetaneo sapevo di dover esprimere gelosia e allo stesso tempo di doverla ossservare con lo sguardo freddo e oggettivo di un medico. Grazie alla relazione con Florencia sono riuscito a trovare la misura giusta. E' stato un processo complicato, ma anche una sfida interessante.

Spesso un attore si 'innamora' del ruolo che deve interpretare. Nel tuo caso è abbastanza improbaile che accada. Come hai fatto?
Entrare in contatto con l'universo di Mengele è stato piuttosto angosciante, perciò ho detto a Lucia che volevo entrare nel personaggio solo un mese prima dell'inizio delle riprese, altrimenti temevo che sarei impazzito. Il mio subconscio lavorava per me, avevo incubi. Io non riesco a comprendere le idee dei fanatici, perciò mi sono accostato a un mondo che per me era oscuro. L'ideologia nazista, la purezza della razza, trovo tutto ciò piuttosto perverso. Per questo ho cercato di accostarmi al ruolo pensando alla situazione in cui si trova l'uomo Mengele, solo in un paese straniero. Un viaggiatore che tenta di fare del suo meglio per realizzare un ideale in cui crede, migliorare la razza umana.

Quale è il significato del titolo del film?
Wakolda è una parola usata dagli indios mapuche e indica le bambole. Mengele era un collezionista di bambole perciò la loro instistita presenza nel film richiama il corpo umano. La bambola che vediamo all'inizio del film è quasi distrutta e poi viene risistemata. Una metafora per ciò che Mengele tentava di fare.

Alla fine del film Mengele è riuscito a far crescere Lilith di tre centimetri. Mostrare gli aspetti positivi della ricerca di Mengele non può dare un messaggio contraddittorio al pubblico?
Senza dubbio, ma la scelta di mostrare Mengele impegnato ad aiutare i figli della famiglia che lo ospita serve a umanizzarlo. In realtà è tutto piuttosto ambiguo perché, come vedremo alla fine, il suo approccio nei confronti degli altri è sempre filtrato da uno sguardo analitico, dalla sua ossessione di misurare e studiare tutti gli essere imani come corpi da modificare.

Wakolda:	Diego Peretti e Àlex Brendemühl in una scena
E' stato difficile per te recitare in tedesco?
Mio padre è tedesco e io ho frequentato una scuola tedesca a Barcellona, dove sono cresciuto. Pur essendo in parte tedesco, non ho sperimentato l'autoritarismo dell'epoca nazista, sono cresciuto negli anni '70, ma mio padre la conosce bene. E' qualcosa che fa comunque parte del mio DNA. Sentimenti come colpa e responsabilità sono molto importanti per i tedeschi. E' qualcosa con cui continuano a dover fare i conti.

Che aspettative hai per l'Oscar? Speri che il film possa vincere?
Voglio vincere l'Oscar per la mia interpretazione, non per il film! Scherzi a parte, speriamo di entrare nella cinquina. Farebbe molto bene in termini di pubblico e di visibilità. Personalmente non ritengo che i premi siano poi così importanti, ma servono perché nell'industria cinematografica odierna una candidatura all'Oscar può cambiare la storia di un film.

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