Alejandro Jodorowsky torna al cinema con La danza de la realidad

Dopo ventitré anni da Il ladro dell'arcobaleno, il regista cileno torna dietro la macchina da presa per portare sul grande schermo un'autobiografia famigliare in cui la crescita personale si sovrappone a quella di un paese politicamente oppresso

Scrittore, poeta, drammaturgo, fumettista e, non per ultimo, cineasta. Nel corso della sua vita Alejandro Jodorowsky sembra essere stato intenzionato a sperimentare qualsiasi forma d'arte fino anche a rimanere sedotto dallo studio della mente costruendo la teoria della psicomagia e dell'atto effimero con cui superare i blocchi interiori e costruire una nuova percezione di sè. Psicologia a parte, però, l'attività cinematografica di Jodorowsky è stata sempre caratterizzata da un surrealismo dirompente che, dagli esordi de Il paese incantato e La montagna sacra, lo ho ha accompagnato fino alla realizzazione di La danza de la realidad, film presentato a Cannes 2013 nella sezione Quinzaine. "Quest'opera è stata portata a termine in totale segreto senza pubblicare foto o interviste - dichiara il regista -Per questo motivo ero molto curioso e agitato nell'osservare la reazione del pubblico. E direi di essere rimasto impressionato favorevolmente". Con questa pellicola il regista cileno ripercorre i passi della propria vita, cercando di rintracciare nei primi ricordi della sua infanzia gli elementi che avrebbero ispirato un percorso artistico fortemente personale. Così, servendosi di immagini provocatorie dai risvolti psicologici utilizza gli eventi della dittatura militare per ricostruire il passato della sua famiglia, divisa tra la spiritualità musicale della madre e la materialità politica del padre.

La Danza de la Realidad: Alejandro Jodorowsky e Jeremias Herskovits in una scena
"Per me l'attività cinematografica ha rappresentato un'esperienza fondamentale per la mia vita. In qualche modo è riuscita a cambiare la mia mente, aprendola e aiutandomi ad andare oltre i limiti naturali. In modo particolare, poi, questo film ha rappresentato un viaggio profondo all'interno della famiglia. In primo luogo perché hanno collaborato con me i miei figli e mia moglie, poi perché ho cercato di riconsiderare la figura dei miei genitori. In effetti non credo che il cinema debba essere considerato solo come un piacere o uno svago, ma anche come un'esperimento individuale con il quale scoprire e mettere alla prova se stessi". E a chi gli reclama una visione forse troppo intima e nazionale, Jodorowsky risponde: "Dal punto di vista produttivo questo film è stato realizzato per un un buon cinquanta per cento dalla Francia, da un venti dal Messico e per un dodici dal Cile. Considerando che io sono nato in Cile ma ho passaporto francese, mi chiedo da dove venga veramente questa pellicola. In realtà, però, io non credo che il compito del cinema sia quello di rappresentare un paese in particolare quanto l'anima dell'umanità intera".

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