Alan Rickman a Giffoni: la vita dopo Harry Potter

Al Giffoni Film Festival Alan Rickman ha incantato il pubblico con dolcezza. Di tanto in tanto ha fatto capolino il piglio deciso di Severus Piton: ecco come sta affrontando la vita lontano da Hogwarts.

Alan Rickman a Giffoni: la vita dopo Harry Potter
Alan Rickman
Alan Rickman

70 anni, attore

I giurati del Giffoni Film Festival come gli studenti di Hogwarts: Alan Rickman è stato letteralmente circondato dal giovanissimo pubblico della kermesse campana. Ovviamente sempre il timore reverenziale riservato al suo personaggio nella saga di Harry Potter, Severus Piton. In attesa di vederlo calcare nuovamente le scene teatrali, a settembre tornerà al cinema con Una promessa di Patrice Leconte, su distribuzione Officine Ubu.

L'anno prossimo sarà il turno di A Little Chaos: per l'occasione sarà per la seconda volta dietro la macchina da presa, alternando la presenza davanti alla telecamera nelle vesti di Luigi XIV, il Re Sole. La diversificazione sembra essere una costante della sua carriera: d'altronde, spiega, anche il set del maghetto lo impegnava solo 7 settimane l'anno permettendogli di cambiare pelle e di appendere momentaneamente la bacchetta al chiodo. C'è chi, comunque, spera sempre in un ritorno su grande schermo della creatura letteraria di J.K. Rowling. La remota eventualità non includerebbe comunque il suo alter ego, scomparso anzi immolato per amore di Lily, mamma del protagonista.

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Quella differenza cruciale

Alan Rickman in una scena di Harry Potter e la pietra filosofale

Il tema dell'edizione 2014 della kermesse campana, "Be Different", tocca l'interprete britannico molto da vicino: "Da bambino - confessa con la voce incrinata - mi sono sentito sempre diverso. Papà è morto quando avevo solo 8 anni, lasciando mamma a prendersi cura di noi quattro figli. Direi proprio che non eravamo una famiglia nel senso normale del termine. E anche la mia scuola fortunatamente incoraggiava alla differenza, proponendo, ad esempio, le materie più diverse, come fisica e arte. Anche Harry Potter ha fatto la sua parte incoraggiando i bambini a leggere i libri". Questo consiglio lo dà anche a quanti di loro sognano una carriera artistica: "Sono molto coinvolto nel training dei giovani attori nel Regno Unito - ha detto - e li invito a non pensare a recitare, ma a concentrarsi su altro, ascoltare musica, andare al musei, dipingere e leggere i giornali". Per essere un professionista completo, insomma, tutto parte dall'arricchimento personale.

Un wallpaper di Alan Rickman per il film Harry Potter e l'ordine della Fenice

I no costruttivi

Uno dei compiti dell'attore è quello di selezionare con criterio le proposte: "Ho rifiutato molti ruoli - confessa - perché avevano una pessima sceneggiatura. Di solito più pagine di un copione giri e più vuol dire che il personaggio ti interessa. Un buon metodo di scelta è quello di non scegliere film che insultino l'intelligenza del pubblico". Dopo dodici anni di frequentazione stretta con un personaggio, si corre invece il rischio di perdersi in un processo di identificazione? "Se ci somigliamo - risponde - dovreste chiederlo alla scrittrice, che ha tenuto sempre molto a cuore il personaggio di Piton e non ha mai voluto svelarne il segreto. Ogni sua mossa era dettata dall'amore, un sentimento che ha tenuto per sé".

The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca: Alan Rickman in una scena

Il pubblico, però, nel frattempo si schiera: "Io di cosiddetti cattivi - precisa - in 20 anni di carriera ne ho interpretati tre, in Die Hard, Robin Hood - Principe dei ladri e The Butler. Ma non è così che li vedo io: il mio compito è interpretare persone, non personaggi malvagi o buoni. È il pubblico a decidere da che parte stanno. In Die Hard, ad esempio, Hans pensava di essere buono nei confronti di se stesso. Forse non sono d'accordo con la politica di Ronald Regan, ma era molto amato alla Casa Bianca e come essere umano aveva molte qualità. In generale, comunque, non posso interpretare qualcuno se lo giudico". La prossima sfida nella sua carriera non l'ha ancora decisa: "Preferisco guardare il presente - precisa - e analizzarlo. Quello che so è che il mondo sta cambiando e non direi per il meglio. Non ci si può ridurre ad andare al cinema solo per vedere i grandi cartoon. Quando ero piccolo io c'erano film del calibro di Tutti gli uomini del Presidente, capaci di ipnotizzare la sala. Attualmente si combatte invece per trovare distribuzione per film d'autore. Certo, il punto resta riuscire a convincere la gente ad uscire di casa. Nel frattempo la TV via cavo in America diventa sempre più interessante. Io ho lavorato poco sul piccolo schermo ma avrei qualche remora a vincolarmi con contratti pluriennali ad un solo progetto, mi sembra che su questo fronte io abbia già dato!".

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