Al Pacino apre il Festival di Roma 2008

Incontro con l'attore italo-americano, protagonista dell'evento di apertura del rinnovato Festival di Roma.

Sessantotto anni, oltre quaranta film all'attivo in trent'anni di onorato servizio davanti (e talvolta dietro) alla macchina da presa. Sono i numeri di Alfredo James Pacino, l'indimenticabile protagonista di Scarface che giunge nella Capitale, vestita a festa per l'occasione, ad inaugurare ufficialmente la terza edizione del Festival Internazionale del Film nonché a ricevere il Marco Aurelio d'oro alla carriera attribuito all'Actor's Studio, da sempre laboratorio di talenti di cui Pacino è uno dei presidenti. Aria un po' stralunata, completo scuro e barba incolta, l'attore ha incontrato i giornalisti e chiacchierato con loro svelando piccoli aneddoti e curiosità sul mestiere aggiungendo qualche gustosa anticipazione sul suo nuovo film da regista (il terzo) che potrebbe anche approfittare della prossima edizione della kermesse romana come trampolino di lancio. Chi vivrà vedrà.

Quanto è stato importante per Lei l'Actor's Studio?
Al Pacino: E' stata semplicemente la cosa più importante della mia carriera, la cosa migliore che mi potesse capitare come attore. Una guida che mi ha accompagnato a teatro e sui set cinematografici. Molti dei film in cui ho lavorato come attore sono nati e cresciuti nell'Actor's Studio: è la casa della recitazione e ha un significato particolare per tutti gli attori del mondo.

Che ricordi ha di quegli anni?
Al Pacino: Quando ho iniziato a frequentare l'Actor's Studio erano gli anni Sessanta, all'epoca si tenevano due sessioni a settimana con Lee Strasberg, Elia Kazan e Harold Clurman, rispettivamente attore insegnante di recitazione, insegnante di regia e insegnante di drammaturgia. Gli attori professionisti potevano provare, imparare, sperimentare ed incontrare i registi. Ancora oggi se una persona qualsiasi supera il provino per entrare nella scuola ci rimane dentro per sempre.

Com'è stato nel 1974 recitare nella seconda parte de Il padrino, insieme al suo maestro Strasberg?
Al Pacino: E' stato bello, anche se avevo i nervi a fior di pelle, era il guru della recitazione, ed è così che voleva essere ricordato, come un attore. Ho fatto due film con lui, è stato un mio carissimo amico, era uno che non mi giudicava, era al mio fianco come attore, mi prendeva per mano, ci sostenevamo a vicenda. Stessa cosa che fece con me Marlon Brando ai tempi e che oggi io faccio con i giovani attori con cui mi trovo a lavorare o ad interagire.

Si ricorda qualche aneddoto, qualche rimprovero o qualche insegnamento particolare di Strasberg?
Al Pacino: Una volta mi riprese perché arrivai tardi sul set e mi disse "Sai una cosa, caro? Devi imparare le battute se vuoi fare questo lavoro". Fu agghiacciante ma utilissimo. Bisogna provare, provare e provare finché non si trova la strada giusta per liberare il proprio inconscio e farlo emergere.

Quant'è difficile oggi condividere la sua esperienza con i giovani attori che frequentano l'Actor's Studio o che lavorano al suo fianco sul set senza intimorirli?
Al Pacino: Quando io ho cominciato ero giovanissimo, venivo dal teatro, avevo un certo timore nei confronti del cinema. Gli attori di oggi hanno molta più convinzione, forse solo all'inizio hanno un po' di imbarazzo perché sono cresciuti guardando i miei film e mi hanno sempre ammirato. Per questo cerco di conoscere le persone prima che gli attori, di metterli proprio agio, si scherza si mangia insieme e tutto passa. Vi assicuro che questo fa la differenza.

Ha sempre detto che le piace di più lavorare in teatro rispetto al cinema, lo conferma?
Al Pacino: Il cinema mi piace, sia farlo che vederlo, ma il teatro è un'altra cosa, è passione per me. E' così che ho cominciato ed è una cosa mia. Amo le sfide, le emozioni da palcoscenico e il pubblico dal vivo. I miei insegnanti e i miei colleghi di teatro sono stati a lungo la mia famiglia quando ho iniziato.

A proposito di teatro, sappiamo che sta lavorando al suo terzo film da regista (il secondo, Chinese Coffee, mai distribuito prima è presentato nella sezione Extra del Festival, ndr) che è tratto da Oscar Wilde. Ci racconti qualcosa in più...
Al Pacino: L'idea è nata dopo aver visto una piece teatrale che non sapevo nemmeno fosse tratta da un testo di Wilde. Ne rimasi folgorato, cominciai a recitarla ossessivamente e decisi di farne un film. Volevo raccontare l'ispirazione di Wilde, oltre che la sua vita. Ho giocherellato con l'idea e poi ho iniziato a lavorarci seriamente. È stata una gestazione lunga tre anni, ma adesso arrivano i primi frutti, vi ho portato un trailer con le prime immagini del film. Magari l'anno prossimo lo troverete in concorso proprio qui a Roma, chissà.

Cosa significa per Lei ricevere il Marco Aurelio d'Oro proprio qui a Roma?
Al Pacino: E' un grande onore per me, amo venire in Italia, per vacanza e ancor di più quando devo venire a ritirare un premio. Sono molto emozionato per questo riconoscimento, la sensazione è la stessa di quando qualcuno organizza una festa per te e tu non ne capisci cos'hai fatto di speciale per meritarla. A livello prettamente egoistico posso dirvi che ogni premio è linfa vitale per me e per il mio lavoro, mi aiuta a riflettere su me stesso e a tirare le somme della mia carriera di attore. Ma mi aiuta anche a trovare motivazioni per il futuro.

Riesce sempre a "staccarsi" dai personaggi dai lei interpretati?
Al Pacino: Quando ero giovane mi accadeva di tutto, persino di non riuscire a riprendere più il filo a distanza di poco tempo. Col tempo si supera tutto, ci si allena e diviene tutto più facile. In teatro non accade, i ritmi sono diversi, si recitano 2 o 3 piece a settimana non puoi permetterti di sbagliare sul palcoscenico. Il cinema oggi per l'attore è divenuto insostenibile, si sta sul set anche 14 ore al giorno. Un'esperienza massacrante sia per gli attori che per la troupe. Preferisco gli orari europei, si lavora dalle 11 alle 19 con tanto di pausa pranzo, ci si rilassa e si lavora meglio.

In ultima battuta le chiediamo di prendere posizione. Qual è la cosa più bella del recitare?
Al Pacino: Senz'altro la bevuta che ti fai alla fine della giornata lavorativa!

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