In amore, niente regole

2008, Commedia

Al cinema e in amore niente regole per George Clooney

L'attore, insieme alla sua partner Reneé Zellweger a Roma per la presentazione ufficiale del film, ha parlato dei suoi tanti impegni personali e professionali nonché di elezioni, argomento caldo sia in Italia che negli Usa.

Paragonato spesso dalla critica a divi del calibro di Cary Grant e Clarke Gable, il comasco d'adozione George Clooney è arrivato stamane a Roma insieme alla sua collega (nonché ex-fidanzata) Reneé Zellweger per incontrare i giornalisti in occasione della presentazione italiana del suo nuovo film In amore, niente regole (in originale Leatherheads, letteralmente 'teste di cuoio' in riferimento ai caschetti di protezione che i giocatori usavano a quei tempi), una sofisticata e frizzante commedia romantico-sportiva (in uscita venerdì 11 aprile nelle sale) ambientata nell'America degli anni '20.
Proprio in quegli anni si andava diffondendo a livello professionistico uno sport, il football, che sarebbe poi diventato il più amato e seguito dagli americani con l'introduzione della National Football League e del Superbowl. Per questo suo terzo film nella doppia veste di (bravo) regista e (bravissimo) attore, Clooney ha scelto un personaggio brillante, abbandonando momentaneamente i toni drammatici e seriosi dei suoi film recenti (vedi Syriana", Good Night, and Good Luck e Michael Clayton) e vestendo i panni di Dodge Connolly, il capitano di una sgangherata squadra di football composta da ragazzi non più giovani e un po' rozzi. Ex-soldati, minatori e operai che nel tempo libero provano a portare la squadra alla vittoria senza però riuscire ad attirare pubblico pagante. Almeno fino a quando Dodge non decide di reclutare Carter Rutherford (l'attore John Krasinski), una vera scheggia sul campo da gioco ma uno che nell'armadio ha uno scheletro piuttosto ingombrante, un segreto che solo la perspicace giornalista Lexie Littleton (Renée Zellweger) riesce a scoprire con un paio di mosse azzeccate. Contesa sentimentalmente tra i due giocatori, la brillante reporter metterà in serio pericolo sia le sorti della squadra che quelle della lega professionistica che si va via via costituendo grazie all'aumento esponenziale degli spettatori. Peccato però che durante l'incontro con i giornalisti si sia parlato di tutto tranne che del film. Il bel George ha infatti elargito risposte (importantissime per il gossip ma poco dal punto di vista squisitamente promozionale della pellicola) riguardo la sua situazione sentimentale, riguardo le sue preferenze politiche (d'altronde l'argomento elezioni è attualissimo sia qui da noi che negli Usa), riguardo alla situazione del Darfur ed anche riguardo i suoi progetti futuri.

E' la sua prima esperienza come regista e attore nella commedia, ha trovato particolari differenze nel modo di lavorare rispetto agli altri generi in cui si era cimentato?

George Clooney: Era tanto tempo che desideravo dirigere qualcosa di diverso, ma le sceneggiature che mi venivano proposte erano sempre troppo serie e impegnate. Avevo voglia di divertirmi, di far ridere e di ridere.

E' stato più difficile lavorare con il George Clooney attore o con il George Clooney regista?

Reneé Zellweger: E' stato complicato fare entrambe le cose, ma con molta fatica e dedizione ci sono riuscita (ride). Di certo lui sa quello che vuole e sa come ottenerlo dagli attori. Mi sono molto divertita a fare questo film, mi sarebbe molto piaciuto essere come il mio personaggio, una donna intelligente, con un grande senso dell'umorismo e con la battuta sempre pronta.

Nel film Lei è una cronista d'assalto, cosa pensa in realtà della professione e dei giornalisti in particolare?

Reneé Zellweger: Penso che non vorrei essere al vostro posto, specialmente di questi tempi in cui bisogna negoziare il modo in cui dare le informazioni di cui si è in possesso. Se uno ha una buona idea deve sempre sottoporsi a compromessi e a mille problematiche. Avete un compito difficile, quello di dare valore alla verità, di prendere decisioni importanti sulla vita di altre persone dicendo o non dicendo delle cose. Dovete porre domande a volte molto difficili, vi ammiro molto e vi consiglio di non aver mai paura di dire quello che pensate. Il vostro lavoro è di fondamentale importanza nel mondo di oggi.

Nel film c'è molta autoironia da parte Sua, c'è un motivo per cui si diverte tanto nel definirsi 'nonnetto'?

George Clooney: Ci scherzo sempre su questa cosa, cerco di scacciare in questo modo gli inevitabili segni del tempo, esorcizzo un po' la mia paura d'invecchiare, mi sembra normale, ormai ho 46 anni. Qualche sera fa a NY mi hanno idealmente accostato a Brad Pitt perché insinuavano che sia io che lui facciamo a gara, soprattutto nei film in cui partecipiamo, per sembrare più giovani di quello che siamo.

Sia che facciano ridere o piangere, nei suoi film traspare sempre una certa insofferenza alle regole, non trova?

George Clooney: Abbiamo tutti bisogno di regole, ma per loro definizione c'è sempre qualcuno che le infrange. Personalmente mi diverte molto pensare che ci sia qualcuno che non abbia paura di violarle, è un aspetto che mi affascina molto.

La storia del film si conclude con un matrimonio, forse sta pensando alle nozze anche nella vita?

George Clooney: Me lo chiedono tutti, ma quando ho fatto Syriana nessuno mi ha chiesto se volevo fare l'agente della Cia, per esempio. Non vorrei mai trasformarmi in un'imitazione dei miei personaggi. Stavolta la finzione e la realtà non si sono ancora incontrate, il matrimonio non rientra nei miei piani.

A proposito di realtà e finzione, è vero che sta per buttarsi nel campo della moda con una sua linea di abbigliamento?

George Clooney: Assolutamente no. Sono in Italia e finalmente posso liberarmi di questo peso: c'è qualcuno, un folle probabilmente, che si spaccia per me affittando hotel, firmando abiti e orologi spacciando il tutto per una mia linea di moda. Mi raccomando a voi tutti di non comprare nulla di tutto questo.

Passando alla politica, ha dichiarato più volte di essere dalla parte di Obama, ma sappiamo che è anche molto amico di Walter Veltroni. Se le chiedessimo di fare un parallelo tra i due?

George Clooney: Sì, sono amico di entrambi, li conosco molto bene. Barack è un vero leader, un oratore incredibile, specialmente quando si tratta di parlare con i giovani, di muovere le folle, quando lo ascolto o lo guardo riesco a leggere nei suoi occhi l'entusiasmo e la grinta che solo grandi uomini come Roosvelt o Kennedy hanno avuto in passato. Per questo mi piace tanto anche Veltroni, perché so quanto per lui contano i giovani, l'ambiente e l'Africa, quest'ultima una grande passione che ci accomuna.

La Sig.ra Zellweger cosa pensa in proposito?

Reneé Zellweger: McCain è stato un grande eroe americano, secondo me potrebbe essere un'ottima guida per il Paese, ma per la politica internazionale gli Usa devono cambiare radicalmente il loro orientamento, per questo auspico che sia un democratico a salire alla Casa Bianca.

Cosa può dirci invece della situazione in Darfur? Sappiamo che il suo impegno per questa causa è molto grande, ci sono sviluppi?

George Clooney: Proprio ieri ho avuto un incontro con il premier inglese Gordon Brown, sembra che forse riusciremo a riunire attorno al tavolo dei negoziati tutti i leader dei ribelli, siamo molto fiduciosi.

Tra qualche giorno, e precisamente il 13 aprile, sarà la giornata mondiale per il Darfur, cosa pensa possa scaturire da questa celebrazione?

George Clooney: Sarà interessante vedere i risultati di questa giornata, l'obiettivo è non mollare la presa e continuare a parlarne. In Sudan le cose non sono cambiate, la situazione complessiva è ancora spaventosa, bisogna cercare di portare le forze ONU in loco in modo da procedere nella giusta direzione e giungere ad una soluzione del problema.

Nei suoi film ha affrontato temi come il giornalismo d'inchiesta, la CIA e ora si butta nel football, sono tre miti dell'immaginario collettivo americano. Cosa dobbiamo aspettarci nell'immediato futuro?

George Clooney: Il prossimo anno uscirà il mio nuovo film, ispirato ad un'opera teatrale che sta per aprire a New York, che racconta di un tema attualissimo come i retroscena delle elezioni, di quel che accade dietro le quinte di una campagna elettorale riguardo il lavoro dei consulenti dei politici.

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