Agnus Dei

2016, Drammatico

Agnus Dei: Anne Fontaine racconta "una disobbedienza positiva che porta alla vita"

La regista francese porta sul grande schermo una delle tante facce dell'orrore della guerra. Un dramma intimo vissuto tra le mura di un convento polacco che costringe le sue protagoniste e gli spettatori ad interrogarsi sul tema della fede, tra dubbio e accettazione. In sala grazie a Good Films in 60 copie.

Ci sono parentesi della Storia nascoste nell'oblio della memoria per ragioni politiche e culturali o per cercare di occultare uno scandalo ritenuto infamante. È così che testimonianze dirette di crudeltà fisiche e psicologiche si perdono nell'amnesia collettiva. Il cinema continua a dimostrarsi alleato fidato della traccia di un passato che altrimenti sarebbe rimasto schiacciato sotto il peso di un silenzio traditore.

Agnus Dei: Lou de Laâge in un momento del film

Ne è un esempio Agnus Dei, pellicola diretta dalla regista franco-lussemburghese Anne Fontaine che riporta alla luce la vera storia dell'atroce sorte destinata ad un gruppo di suore nella Polonia del 1945. Non solo il ghetto di Varsavia trasformato in uno spazio fantasma dalle deportazioni dei nazisti, dunque, ma anche uno dei tanti e tristi atti barbarici commessi dai soldati sovietici entrati nel Paese e autorizzati dai propri superiori ad (auto)premiarsi per i loro sforzi bellici. Una verità storica documentati nei diari di Madeline Pauliac (che nel film diventa Mathilde, interpretata da Lou de Laâge), giovane medico della Croce Rossa a capo delle attività di rimpatrio dei militari francesi, che scoprì in prima persona le conseguenze degli stupri commessi dai russi ai danni - e non solo - di un gruppo di religiose all'interno di un convento polacco, tra gravidanze taciute e traumi insanabili. Un fatto storico, romanzato senza scivolare in patetismi urlati o esibiti, sfruttato da Anne Fontaine per parlare della fede e del suo oscillare tra cieca obbedienza e titubante incertezza, attraversando tutte le sfumature tra i due poli opposti grazie alle sue protagoniste.

Corpo spirituale vs. Corpo materno

Agnus Dei: Agata Buzek in una scena del film

Una pellicola al femminile per una regista dalla filmografia eterogenea e indefinibile, - "Non si poteva raccontare questa storia senza lasciarsi coinvolgere dal mistero di questa scelta di vita, dalla sua fragilità. Come regista ho usato un diverso approccio per avvicinarmi a questo tema" -, che dopo Two Mothers, tratto da un racconto di Doris Lessing, e Gemma Bovery, ispirata alla graphic novel di Posy Simmonds, porta in scena un fatto realmente accaduto avvalendosi però delle pagine del diario della dottoressa Pauliac. "Quando ho scoperto questa storia sono rimasta sconvolta. Sono fatti realmente accaduti ma il diario medico era laconico e colmo di dati scientifici, quindi abbiamo dovuto ricostruire una parte di narrazione", racconta in conferenza stampa la Fontaine, "Ho incontrato suore violentate dai soldati russi e credo di essere rimasta colpita anche inconsciamente perché due mie zie erano suore e mio padre era un'organista".

Agnus Dei: Lou de Laâge in una scena del film
Agnus Dei: Helena Sujecka in una scena del film

Agnus Dei evocando, senza mai mostrare la violenza sessuale, pone il corpo al centro del racconto. Lo fa mostrando il contrasto tra quello libero di Madeline e quello doppiamente mortificato delle suore (dallo stupro prima e dalla vergogna poi) che nel corso del film si scontrano per poi comprendersi. "Vedo il film come un millefoglie. Molti strati delicati tra i quali bisogna trovare un equilibrio sottile, trattandolo con grazia per lasciare un'apertura ai personaggi che ne permette l'evoluzione" sottolinea la regista che, per comprendere in prima persona l'esperienza della comunità benedettina alla quale le religiose del film appartengono, ha visitato più di un convento. "Ho scoperto la drammaturgia della vita al loro interno. Da fuori pensiamo che le personalità e le sensibilità siano comuni ma non è così. Si scoprono fragilità e tensioni molteplici. Questo mi ha permesso di dirigere le attrici e le diverse reazioni dei loro personaggi".

Agnus Dei: Lou de Laâge e Vincent Macaigne in una scena del film

Un film che deve molto anche alle ottime attrici che hanno preso parte al progetto, permettendo di arricchire la sceneggiatura con note attoriali fondamentali che permettessero allo spettatore di cogliere al meglio i drammi individuali e le relative reazioni vissute dai vari personaggi. "Lou De Laâge ai provini mi ha colpita per la sua grazia e bellezza miste ad una determinazione che la rendeva perfetta per il ruolo", ricorda Anne Fontaine che aggiunge come "Agata Kulesza nel ruolo della madre badessa è stata una rivelazione. L'avevo vista in Ida dove interpretava la zia seducente della protagonista e per me era impossibile che andasse bene per il ruolo. Invece ha insistito chiedendomi di provare il velo e il suo volto è cambiato".

Trasgredire per vivere

Agnus Dei: Lou de Laâge e Agata Buzek in una scena del film

Prodotto dai fratelli Altmayer ed inserito nella shortlist delle pellicole francesi candidate come miglior film straniero alla prossima edizione degli Oscar, Agnus Dei, pone molteplici spunti di riflessione allo spettatore. Lo fa attraverso "film d'epoca che è anche molto attuale" e che tratta una tematica come quella degli stupri di guerra ancora oggi non sufficientemente denunciata o approfondita da governi, stampa o Chiesa. "La violenza sulle donne è diventata un'arma di guerra e lo stupro ai danni delle suore ha assunto una doppia valenza simbolica: è un atto contro le donne e contro la religione", sintetizza la regista che aggiunge come "questi fatti siano stati totalmente e volutamente nascosti in Polonia. Anche gli storici non ne erano informati. Ho dovuto fare un lavoro di ricerca molto approfondito. All'epoca non so accadde ma qualche mese fa c'è stata una proiezione privata della pellicola in Vaticano alla presenza di cardinali, monaci e suore. Uno dei cardinali definì il film terapeutico per la Chiesa". Un film visivamente senza tempo ma la cui storia ci riporta alla realtà che ci circonda, con la donna ancora oggi considerata un bottino di guerra, denigrata, umiliata, annullata ma che il coraggio delle protagoniste di Agnus Dei ci ricorda più forti di qualsiasi violenza. "La mia è un'interpretazione veritiera di quello che poteva accadere dietro le mura di quel convento. Senza la disobbedienza positiva di Suor Maria e di Mathilde che sfidano i loro mondi fatti di regole, la sorte di quelle sorelle sarebbe stata peggiore. Il loro è stato un trasgredire l'autorità che ha permesso la vita".

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