Una donna fantastica: un trans chiamato desiderio

La forza di Una donna fantastica sta proprio nel tatto con cui Sebastian Lelio affronta il tema della diversità sessuale nella società cilena.

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Dopo aver insegnato, con l'energico Gloria, che l'amore non ha età e certe donne non invecchiano, ma migliorano, Sebastián Lelio ci regala un altro ritratto forte al femminile. Meno esplosivo di Gloria, ma più introspettivo, Una donna fantastica è un viaggio nel lutto della giovane Marina Vidal, cameriera e cantante che si vede morire sotto gli occhi il più anziano fidanzato Orlando per un aneurisma. Mentre l'esistenza che si stava creando crolla come un castello di carte, Marina deve tenere a bada il dolore per la perdita e al tempo stesso sopportare le umiliazioni inferte dalla ex moglie di Orlando, dal figlio maggiore e dal poco coraggioso fratello che provano in ogni modo a tenerla lontana dal funerale per evitare la vergogna e lo scandalo. Già, perché Marina è una donna davvero fantastica, capace di affascinare con i suoi modi e dotata di profonda umanità. L'unico problema è che è un trans e i familiari di Orlando non hanno mandato giù il fatto che l'uomo li abbia abbandonati per mettersi con lei.

Nel raccontare la storia di Marina, Sebastian Lelio costruisce una pellicola profonda e carica di umanità, ma anche scorrevole e non priva di humor. Il regista dimostra ancora una volta di essere un solido narratore e, con l'aiuto del co-sceneggiatore Gonzalo Maza, si concede perfino qualche tocco onirico, in primis un breve momento musical un tantino ardito rispetto al tono generale del film, ma decisamente gustoso. A dialoghi carichi di significato, e silenzi ancor più rappresentativi dei sentimenti di Marina, corrispondono una cura formale e un'attenzione nella costruzione dell'immagine che emergono fin dall'incipit in cui facciamo la conoscenza di Orlando mentre si rilassa in una sauna di Santiago opportunamente chiamata Finlandia prima di recarsi nel locale in cui si esibisce la sua fidanzata.

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Diverso dagli altri

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Una pellicola come Una donna fantastica, interamente costruita su un unico personaggio al cui punto di vista aderiamo pedissequamente, necessitava di un'attrice fuori dal comune. Sebastian Lelio l'ha trovata nella talentuosa Daniela Vega, attrice e cantante lirica ventisettenne che è la vera anima del film. La sua intensità permette al regista Lelio di realizzare un'opera al tempo stesso introspettiva e militante, visto che lo costringe a confrontarsi col tema della diversità sessuale nella società cilena. Daniela Vega, magnetica e duttile, lascia trasparire tutta la fragilità e la forza di cui è capace portando sullo schermo il ritratto di una giovane fotografata in un delicato momento di passaggio nella sua vita, quello in cui da uomo è appena diventata donna. Alla naturalezza con cui Marina sembra indossare i suoi nuovi panni corrisponde un pudore, un timore esplicitato in una delle scene più difficili del film, quella in cui Marina viene costretta dalla polizia a un'ispezione corporale per escludere che abbia avuto uno scontro fisico con il fidanzato prima della morte di quest'ultimo.

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La forza di Una donna fantastica sta proprio nel tatto con cui Sebastian Lelio affronta il tema della sessualità di Marina. Quando inizia il film e lei compare in scena, lo spettatore impiega diverso tempo prima di rendersi conto che è una trans. È solo quando arriva in ospedale che la sua natura viene svelata dall'imbarazzo del medico prima e del fratello di Orlando poi. Sebastian Lelio sembra non aver alcuna intenzione di speculare sulla sua natura e del passato di Marina ci vengono forniti pochissimi dettagli. Nel flusso di eventi occorsi dopo la morte di Orlando, Marina viene umiliata per via della sua diversità solo dalla famiglia dell'uomo che teme uno scandalo pubblico. A dirla tutta la diversità di Marina sembra rappresentare un problema solo per loro, visto che la ragazza è perfettamente integrata nella società della capitale cilena e ha il sostegno dei suoi datori di lavoro, dell'insegnante di canto, della sorella e del sarcastico cognato. Sebastian Lelio si diverte, perciò, a soffermarsi sulle reazioni di tutti coloro che si relazionano con Marina lasciando al pubblico il compito di interpretare le loro reazioni di fronte alla trans.

Come rimettere insieme i pezzi

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Una donna fantastica è un dramma personale, ma è anche una sottile operazione maieutica che ha lo scopo di portare alla luce il pregiudizio nella società cilena. Gli incontri (e scontri) di Marina con medici, poliziotti, parenti, nemici sottolineano quanto sia ancora lungo il cammino per arrivare all'accettazione totale. Il regista, impietoso, si diverte a mettere il dito nella piaga mostrando le storture, l'ignoranza, talvolta perfino la violenza, delle discriminazioni. La sua critica sociale trova sponda nei produttori Pablo e Juan de Dios Larraín che hanno deciso di produrre il progetto con la loro Fabula insieme alla regista tedesca Maren Ade. Non per nulla sono tanti gli attori di Larrain, dalla moglie Antonia Zegers a Luis Gnecco, presenti nella pellicola. A tutti, però, vengono riservati ruoli brevi, quasi semplici comparsate, per non distogliere l'attenzione dalla magnetica Daniela Vega e dal suo percorso interiore.

Una donna fantastica è un film che vuole puntare il dito contro il pregiudizio, ma contiene anche un messaggio di grande speranza. Sebastian Lelio è ben consapevole della grettezza umana, ma sembra non voler giudicare i suoi personaggi, neppure coloro che brillano per comportamenti negativi. Lo sguardo dolceamaro del regista è pieno di comprensione nei confronti dei difetti umani e di fronte alla mediocrità generale ci regala un personaggio femminile che si erge su tutti per fascino e forza d'animo. Per Marina la rivincita più grande è essere migliore di quelli che la circondano e questa dovrebbe essere la ricompensa più grande a cui dovrebbe ambire ciascuno di noi.

Movieplayer.it

3.5/5