47 metri

2016, Thriller

47 metri: In trappola tra gli squali

Dopo Paradise Beach dello scorso anno, un'altra estate cinematografica si annuncia all'insegna degli squali.

47 metri: Mandy Moore e Claire Holt in un'immagine tratta dal film

Estate. Tempo di sole, mare e vacanze. Il momento in cui le nostre sale si svuotano di spettatori e riempiono di tanti film che passeranno tristemente inosservati. Ma c'è una tradizione che nel nostro paese continua ad imporsi, anno dopo anno: quella dell'appuntamento con l'horror estivo, caro a tanti appassionati. Una consuetudine alla quale si è accodato lo scorso anno un film che ha riscosso un interessante riscontro, che declinava la tensione in chiave marittima, sulla scia di un classico come Lo squalo di Spielberg, Paradise Beach - Dentro l'incubo, che metteva la bella Blake Lively alla mercè dei pericolosi predatori marini.

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Quest'anno la Adler gioca d'anticipo e porta nelle nostre sale già a fine maggio e ben prima del sequel di Annabelle e del nuovo Amityville, un film che di quel successo della scorsa estate richiama i temi declinandoli in chiave diversa. Si tratta di 47 metri, Shark Movie diretto dal britannico Johannes Roberts, che mette le sue protagoniste Mandy Moore e Claire Holt in pericolo in fondo al mare, 47 metri in fondo al mare per la precisione, dove la luce filtra a fatica e le vie di fuga, oltre che la speranza, mancano quasi del tutto.

Gabbia con vista

47 metri: un'immagine del film

Le due attrici interpretano, in 47 metri, le due sorelle Lisa e Kate in vacanza insieme in Messico, con la prima reduce da una relazione appena conclusa e tanta voglia di svago per superare la tristezza e dimostrare al suo ex Stuart di essere in grado di divertirsi e di non essere noiosa come lui l'accusava. Le due sorelle conoscono un paio di ragazzi che propongono loro un'avventura elettrizzante, l'ideale per dimostrare a Stuart di che pasta è fatta Lisa: un'escursione in barca con tanto di immersione per poter ammirare da vicino i grandi squali bianchi. Niente di pericoloso, almeno a quanto dicono i ragazzi, perché l'esperienza si vive all'interno di una gabbia in grado di proteggere dagli ostili animali marini.

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Ma si tratta di un thriller, no? Qualcosa deve andare storto! Nello specifico è la carrucola che cala la pesante gabbia in acqua a cedere, lasciando le due ragazze intrappolate nella gabbia e ben al di sotto dei cinque metri di profondità previsti, per l'esattezza ai 47 metri del titolo, con una scorta d'aria limitata e la difficoltà di mettersi in contatto con l'equipaggio della barca in superficie. Riusciranno a sopravvivere il tempo necessario per attendere i soccorsi?

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Nell'oceano profondo nessuno può sentirti urlare

47 metri: Claire Holt e Mandy Moore in un momento del film

In modo opposto rispetto al Paradise Beach della scorsa estate, il film di Roberts mette le sue protagoniste in pericolo, schiacciate dalla profondità dell'oceano. Spostare l'azione dalla superficie al fondo del mare aggiunge un senso di claustrofobia opprimente, che permette al regista di giocare con il non visto: il fondo marino è buio, ovattato e cupo, permette agli squali di muoversi come i mostri di un horror e rappresentare una minaccia tangibile e onnipresente. Anche quando non visibile. Con la gabbia di protezione che rappresenta insieme una salvezza ed una prigione, un vincolo che tiene al riparo ma vincola le protagoniste al loro destino.

In fondo al mar

47 metri: un primissimo piano di Mandy Moore

Gli squali non sono infatti l'unico pericolo per Lisa e Kate: c'è la riserva d'aria in esaurimento oltre alla necessità di dover lasciare il proprio rifugio per comunicare con la superficie e conoscere la situazione relativa ai soccorsi, creando una situazione di tensione costante che Johannes Roberts riesce a tenere discretamente. Si tratta, però, di necessità che lo script di 47 metri non gestiscono nel migliore dei modi, ponendo le due ragazze nelle condizioni di fare scelte poco comprensibili o insensate. Ma, diciamocelo, quanti protagonisti di horror abbiamo visto fare sempre la cosa giusta? È un po' una regola non scritta del genere, su cui tanti hanno anche saputo ironizzare con stile, che permette ai pericoli di restare tali e ai mostri di poter colpire. Nello spazio profondo, come in un antico castello o in fondo al mare.

47 metri: In trappola tra gli squali
Antonio Cuomo
Redattore
3.0 3.0
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