22.11.63: l'uomo che voleva salvare Kennedy

Tratto da uno dei migliori romanzi di Stephen King degli ultimi anni, lo show di Hulu sembra in queste prime battute molto fedele alla sua fonte; il pilot sa mettere a frutto l'ottimo potenziale narrativo e vanta un grande cast, anche se Chris Cooper ruba un po' la scena al protagonista James Franco.

22.11.63: l'uomo che voleva salvare Kennedy
22.11.63

2016 - 2016 – Drammatico
3.3 3.3

Nell'immaginario narrativo dei viaggi del tempo, tra gli eventi che avremmo voluto prevenire, influenzare, manomettere, ci sono alcuni classici universali. Uno è senz'altro uccidere Adolf Hitler prima della sua scalata al potere, per salvare la vita a milioni di persone e cambiare il corso della storia dell'Europa e delle sue relazioni con gli Stati Uniti. L'altro, soprattutto per gli americani, è impedire l'assassinio di John Fitzgerald Kennedy.

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22.11.63: James Franco e Chris Cooper in una foto della serie evento

L'attentato al presidente è uno degli eventi che hanno più condizionato la memoria collettiva degli Stati Uniti: grazie al suo carisma, alle sue doti umane e a quel martirio pubblico, JFK è rimasto l'eroe che avrebbe potuto cambiare le cose, invece di trasformarsi in uno stanco e amareggiato idealista che si è scontrato con la dura realtà come oggi è Barack Obama. E poi c'è l'enigma di quei tre colpi esplosi al Dealey Plaza di Dallas alle 12,30 del 22 novembre 1963 e di quanto avvenne subito dopo. Chi aiutò Lee Harvey Oswald? Ci fu un secondo cecchino? Perché il proprietario di un night club uccise Oswald prima che potesse essere processato?

Se Stephen King viaggia nel tempo

22.11.63: James Franco interpreta l'insegnante Jake Epping

Anche il prolifico Stephen King, come altri scrittori e cineasti suoi conterranei, ha subito il fascino di quel mistero sin da giovanissimo; l'idea per 11.22.63 gli venne nel 1971, tre anni prima della pubblicazione del suo primo romanzo, Carrie. Ma il momento propizio per raccontare le gesta del viaggiatore nel tempo Jake Epping e del suo tentativo di cambiare passato, presente e futuro è arrivato soltanto molti anni dopo: il romanzo, infatti, è arrivato in libreria nel 2011, per poi stazionare per 16 settimane nella lista dei bestseller del New York Times e fare incetta di premi letterari.

E come tante, tantissime opere di King dagli anni '70 ad oggi, questo romanzo che ha il suo elemento vincente nel singolare equilibrio tra la matrice fantascientifica, l'atmosfera da thriller e l'elemento umano e romantico era già destinato a trasformarsi in un film prima della pubblicazione, grazie a Jonathan Demme, che iniziò subito a sviluppare una trasposizione di 22.11.63; questa volta, però, il progetto non andò in porto, perché dopo un anno di lavoro alla sceneggiatura, Demme e King stabilirono molto amichevolmente di non riuscire a mettersi d'accordo sulla gestione del materiale narrativo - in pratica, Demme voleva tagliare quello che King voleva mantenere. Un anno dopo l'uscita di scena di Demme, nel 2013, arrivò la Bad Robot di J.J. Abrams ad ereditare il progetto con l'idea di realizzare una miniserie TV, in seguito acquisita da Hulu e diventuta, nel frattempo, una serie di otto episodi, per garantire quel respiro e quella aderenza alla fonte che stavano a cuore al produttore esecutivo Stephen King.

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11/22/63: James Franco, Stephen King e J.J. Abrams sul set

Il protagonista è servito

Trovare un protagonista che fosse all'altezza della popolarità e del fascino del romanzo fu sorprendentemente semplice perché l'instancabile James Franco, reduce dagli esami orali per il suo dottorato di ricerca nel 2013, aveva preso 11.22.63 in aeroporto, l'aveva adorato ed era rimasto molto deluso perché Abrams era arrivato prima di lui per accaparrarsi i diritti. L'accordo fu presto fatto: Franco avrebbe interpretato l'eroe Jake Epping e, per soddisfare la versatilità dei suoi talenti, avrebbe anche curato la regia di un episodio.

22.11.63: James Franco in una scena della serie evento

Da lì, il testimone passa a Jake Epping in persona, che un giorno scopre il segreto di Al Templeton, il ristoratore e amico che da anni lo nutre di hamburger deliziosi per 1 dollaro e 60 al pezzo. No, il segreto non ha nulla a che vedere con la natura della carne servita da Al. O meglio, sì, perché quegli hamburger arrivano dal 1960, attraverso la "tana del coniglio", un misterioso passaggio nel retro del ristorante che conduce nella Lisbon, Maine di cinquant'anni prima. Negli anni in cui ha gestito il suo locale, Al ha fatto centinaia di escursioni - al rientro, nel presente sono sempre passati solo due minuti dal suo ingresso nel misterioso tunnel - l'ultima delle quali, durata anni, si è conclusa con una resa. Perché Al aveva una missione, e un cancro terminale gli ha impedito di portarla a termine. Toccherà a Jake, volenteroso e gentile insegnante di letteratura appena divorziato, raccogliere la folle sfida: andare nel 1960 e rimanerci, per poter mettere in atto il piano di Al e fermare Lee Harvey Oswald il 22 novembre del 1963.

Un pilot tra due epoche

11/22/63: Josh Duhamel e James Franco in una scena della miniserie

In barba alla generosità dei tempi di una serie televisiva di otto episodi, è inevitabile provare una certa incredulità quando, a si e no venti minuti dall'inizio del pilot, Jake accetta il suo destino e si avvia verso la sua nuova vita nel passato, munito degli appunti di Hal e di un bel gruzzolo (Al non comprava solo hamburger nel passato, ma scommetteva anche su eventi sportivi di cui ovviamente conosceva già il risultato). Ma, per quanto nel romanzo ci sia ovviamente più spazio per la presentazione dei personaggi e per i dialoghi che li portano alla soglia della "tana del coniglio", la sbrigatività dell'investitura non era meno sorprendente.
Sappiamo molto poco di Jake, e tanto ci deve bastare. Non ha figli e la moglie l'ha piantato, quindi non ha indistricabili legami familiari, ed è un uomo empatico, attento agli altri: lo scopriamo nel bellissimo incipit con il toccante racconto di Harry Dunning, il bidello disabile della South Lisbon High School che il giovane professor Epping aiuta a ottenere il diploma. Per il resto, c'è chi è chi è fortemente convinto che non siamo un nome su un documento, non siamo un elenco di fatti e di indirizzi, ma siamo le scelte che facciamo. La scelta di Jake è quella di approfittare di quella incredibile opportunità per cambiare la storia. Perché se Kennedy fosse vissuto, forse, non ci sarebbe stata l'escalation che portò alla guerra in Vietnam; la battaglia per i diritti civili si sarebbe risolta con conflitti meno aspri e sanguinosi; gli accordi in boccio con Kruscev avrebbero portato a una riduzione degli armamenti che avrebbe evitato la Guerra Fredda... e così via. Voi, al posto suo, che avreste fatto?

22.11.63: Chris Cooper e James Franco in una foto di The Rabbit Hole

James Franco e il pilot, diretto con mestiere da Kevin McDonald, ci ripagano immediatamente della fiducia, immergendoci in una deliziosa Lisbon vintage in cui il nostro eroe si dedica ai preparativi per la sua avventura con un piglio scanzonato e divertito. Le cose si fanno presto più serie una volta a Dallas, perché Jake inizia presto ad avvertire le inquietanti conseguenze della propria presenza e influenza in una dimensione che non gli appartiene: "Non dovresti essere qui", gli ripetono alcuni personaggi misteriosamente sensibili.
Il passato non vuole essere cambiato, spiega a noi e a Jake Al Templeton; perché uno degli elementi più indovinati di questo pilot è la scelta di portare Al con noi, alternando alle gesta di Jake nel 1960 gli stralci di una lunga conversazione preparatoria con il suo predecessore. Scelta che permette alla narrazione di eventi piuttosto complessi di svilupparsi con chiarezza ma senza pesanti segmenti espositivi, e di dare spazio a un attore magnifico come Chris Cooper, che si permette di rubare la scena a James Franco grazie a una presenza scenica da premio Oscar e all'ascendente del suo personaggio.

E' vero che, in qualche frangente, questo episodio inaugurale di 11.22.63 mostra la corda: nella seconda parte del pilot, con l'arrivo a Dallas, né la ricostruzione scenografica né il ritmo narrativo sono brillanti come nella parte iniziale. Ma la costruzione di un impianto drammatico di una certa stazza, eseguita tutto sommato con rigore e puntualità, richiede pure qualche concessione; in un'ora di pilota ci troviamo con il nostro eroe installato in un'altra epoca, costretto ad adattarsi a un ambiente ostile e bizzarro e ad eludere non meglio precisati manigoldi insospettiti dalla sua abilità di scommettitore, e impegnato a investigare su un futuro assassino e i suoi presunti fiancheggiatori trovando il tempo persino per distrarsi con una parvenza di interesse romantico, incarnato dalla bellissima Sarah Gadon. Il tutto mentre realizza con sgomento quanto esplosivi e spaventosi siano i contraccolpi di ogni sua azione nel passato, con un ineffabile "effetto farfalla" che possiamo solo iniziare a paventare. Perché Jake ha appena iniziato a prevenire, influenzare e manomettere; ha tre anni di tempo prima del giorno in cui dovrà portare a compimento la sua missione. E noi abbiamo altri sette episodi a cui possiamo guardare con curiosità e piacere.

Alessia Starace
Redattore
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