21 Grammi - Il peso dell'anima

2003, Drammatico

21 grammi: intervista al cast e regista

Iñárritu, la Watts e la Gainsbourg parlano di '21 Grammi - il peso dell'anima' e dei personaggi del film.

Federico Gironi

Iñárritu, la Watts e la Gainsbourg parlano di 21 Grammi - Il peso dell'anima e dei personaggi del film.

Alejandro González Iñárritu

D. Ho avuto l'impressione che lei abbia affidato la rappresentazione di tre differenti sentimenti ai tre personaggi principali. E' così?

R: Penso che possano rappresentare dei sentimenti. Benicio può rappresentare il senso di colpa, Naomi la vendetta, o il dolore. Penso che per me Sean rappresenti l'amore, credo, l'amore che lui ricambia.

La struttura del film sembra simile a quella di di Amores Perros. È una forma di racconto alla quale lei è particolarmente legato?

Credo che la struttura sia molto diversa da quella di Amores Perros, completamente diversa. Ovviamente è una struttura a puzzle, ma è molto diversa. Penso che questa struttura fosse perfettamente adatta, fosse l'unico modo di raccontare la storia.

Come ha lavorato con gli attori? Cos'ha loro chiesto per ottenere delle emozioni così forti?

In sostanza ero lì solo per aiutarli, perché hanno molto talento: sanno esattamente cosa fare, come restare fedeli alle emozioni e al personaggio. Sono lì solo per aiutarli qualche volta a rimanere focalizzati, ad essere fedeli a se stessi.

Nel film il passato dei personaggi, quello che è avvenuto loro prima degli eventi del film, sembra essere molto importante. Ha lavorato sul loro passato?

Certo, credo che sia importante capire da dove siano venuti, dove siano adesso, che cosa sia successo a loro dopo l'incidente. Sono tornati esattamente dove hanno cominciato, è come tornare all'inferno di nuovo e risuscitare un'altra volta.

Cosa la rende più fiero nel risultato finale?

Ho fatto il film che volevo. Risponde all'ambizione che avevo dalla prima battuta della sceneggiatura, il film è esattamente come lo avevo immaginato. Può essere buono o cattivo, ma è esattamente ciò che volevo fare, a volte è difficile riuscirci.

Naomi Watts

Nel guardare il film, ho avuto l'impressione che il suo personaggio sia contrassegnato dalla solitudine. Sembra che tutte le scene che lei recita le reciti da sola, o da un punto di vista fisico, o da un punto di vista psicologico.

Non mi sentivo sola, anche se mi trovo in una situazione solitaria, e in questo sono del tutto d'accordo con lei. Ma ovviamente affrontare questa tremenda perdita - ora non voglio svelare troppo - conduce sicuramente in un luogo molto solitario, quasi senza senso se non stai conducendo più una vera esistenza. Ma la Naomi che interpretava quel personaggio non era sola: mi sono sentita enormemente sostenuta, come mai lo sono stata durante lavorazione di un film, anche se ho lavorato con molti attori e registi bravissimi. È raro sentirsi circondati tanto costantemente: il genio di Alejandro, Sean, Benicio, e il supporto di Charlotte, di mia sorella Clea DuVall... Mi hanno fatto sentire in un posto sicuro, che mi comunicava fiducia: era difficile perché abbiamo girato rispettando la cronologia del film, anche se la sua struttura non è lineare. Dovevo piangere e soffrire molto, era difficile staccare semplicemente la spina alla fine della giornata.

Quale aspetto di questo intenso personaggio è stato per lei il più difficile da interpretare?

Era un copione così bello, scritto in un modo così particolare: questa donna ha già sperimentato la sua visione dell'inferno, attraverso il suo abuso di droghe. Le è stato promesso che, se fosse stata buona, le cose per lei sarebbero migliorate: l'ha fatto, ha lavorato duramente su stessa, ma poi accade quest'incidente, le cose vanno terribilmente male e lei torna all'inferno. Sì, penso proprio che si tratti di una persona molto arrabbiata, per niente a suo agio con se stessa e con l'idea stessa della vita. Pensa quasi che se esplodesse, se qualche volta liberasse le proprie emozioni, questo l'ucciderebbe. E per lei era quella l'unica maniera di tirare avanti.

Secondo lei e la sua visione del personaggio, quello che nasce tra lei e Sean Penn nel film è vero amore o solo l'attaccarsi l'uno all'altra di due persone sole e segnate dalla vita?

Credo che sia un sentimento molto specifico. Sono stata in molti gruppi di supporto per il lutto, per cercare di capire cosa significhi. Quello che ho imparato in quelle sedute è che loro amano identificarsi con persone che non sanno cosa stia accadendo; il mio personaggio pensa che questo sia il caso di Sean, gli dà la possibilità di non parlare del suo dramma, di essere una persona nuova. In questo modo lei riesce a ricavare molto; questo succede all'inizio, poi cambia, ne ricava molto di più, perché comincia una connessione incredibile, euforica: penso proprio che ci sia molto amore.

Charlotte Gainsbourg

Quali sentimenti ha esplorato per ritrarre il suo personaggio?

Credo...isolamento, sofferenza, umiliazione. Sì, molto di tutto questo e anche il vivere nella menzogna.

Il suo personaggio ed il suo atteggiamento nei confronti di Sean Penn possono essere letti in due modi: come "positivo" oppure come egoista.

Penso che lei soffra del fatto che la sua relazione è finita, che non ci sia più niente da fare. Per lei l'unica soluzione è quella di avere un bambino. Non sono del tutto sicura che lei ci creda sul serio, è più come un'ossessione, non può farci niente. Io me la spiego così.

Il suo personaggio torna da quello di Sean Penn perché "si sentiva sola"? E' davvero così, oppure lo ama davvero?

No, penso che lei lo amasse sul serio, ma non risponde perché si sente, ferita da quello che dice lui. Credo che all'inizio della storia lei si comporti nei suoi confronti come un'infermiera: non sono amanti, tra loro in realtà non c'è nulla. Lei lo supporta molto, in definitiva penso lei si stia solo liberando dal dolore.

Qual è stata la cosa più difficile che ha dovuto affrontare sul set?

Immagino che per me sia stato difficile proprio entrare a far parte del film stesso, dal momento che ero così lontana - vivo a Parigi - e volavo a Memphis, per poi trovarmi nel film in capo a qualche secondo. E' sempre così, ma questa volta era un po' particolare, perché non conoscevo nessuno, non ero con una troupe francese, era un film americano. La cosa mi intimidiva un po', ero anche intimidita da Sean, che conoscevo poco, ma che ammiro così tanto che guardarlo era per me non solo era un po' imbarazzante ma anche istruttivo, molto istruttivo.

Cosa l'ha convinta a girare questo film?

Era l'esperienza umana, perché nel progetto c'erano Alejandro - avevo amato il suo Amores Perros - tutti questi talenti, Sean Penn...era un sogno avere la possibilità di girare con lui. Ovviamente c'erano anche Benicio e Naomi, ma non avevo scene con loro.

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