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1993, nel buio pesto di un’Italia indignata: cosa è restato di questi anni Novanta

L'ambiziosa serie corale torna su Sky Atlantic a partire dal 16 maggio con un doppio episodio capace di rimescolare le vite dei suoi protagonisti. Uomini e donne che si muovono e tentano di affermarsi in un panorama politico e sociale senza punti di riferimento, dentro cui serpeggiano tangenti e affari mafiosi.

1992: un momento del secondo capitolo della serie, intitolato 1993

Aprile 1993. Il Milan di Van Basten e Fabio Capello è in finale di Champions League contro l'Olympique Marsiglia. Su Canale 5 il Maurizio Costanzo Show spopola molto di più dei programmi di Gigi Marzullo sulla Rai. Il Festival di Sanremo, presentato da Pippo Baudo e Lorella Cuccarini, è stato vinto due mesi prima da Enrico Ruggeri con la canzone "Mistero". Non ce ne voglia il cantautore meneghino, ma non è nella sua canzone che riconosciamo lo spirito che pervade l'incipit di 1993, seconda stagione di 1992, ambiziosa serie Sky che racconta l'Italia corrotta, disorientata e spaventata partorita da Mani Pulite. No, perché c'è un'altra canzone di quel fatidico anno piena della stessa rabbia popolare e di quell'amarezza che segna la sequenza iniziale di 1993, ambientata all'uscita dell'Hotel Raphael di Roma, quando Bettino Craxi fu accolto da una folla inferocita e da una pioggia di accendini, monete, ombrelli. Il singolo in questione è "Gli spari sopra" di Vasco Rossi. La voce graffiata del cantante emiliano incarna il malessere di un'Italia indignata mentre urla: "E se si girano gli eserciti e spariscono gli eroi. Se la guerra (poi adesso) cominciamo a farla noi". Una minaccia, un moto di indignazione di gente tradita dalla propria classe dirigente che adesso pretende giustizia, vuole che i colpevoli si prendano le proprie responsabilità.

1993

Subito dopo aver sottolineato con un lungo rallenty l'iconico lancio di monete nei confronti dell'ex leader socialista, 1993 si allontana da riflettori e flash per spiare colui che è ancora dietro le quinte. Colui che non è ancora "sceso in campo". Silvio Berlusconi prende atto del vuoto di potere in cui versa l'Italia e dice: "Ormai è tutti contro tutti". A chiudergli lo sportello ritroviamo Leonardo Notte, ormai spalla del Cavaliere, intenzionato a seguirne ogni passo verso l'entrata nella scena politica. Rispetto a tutti gli altri personaggi di 1993, quello di Stefano Accorsi è quello che ha effettuato il balzo più netto, il salto in alto verso il prossimo carro dei vincitori e soprattutto verso una vita privata più stabile. Però, il suo cognome oscuro è solo il presagio di un passato che torna a tormentarne gli ambiziosi sogni di gloria.

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Gli spari sopra, il marcio dentro

1992: Stefano Accorsi in una scena del secondo capitolo della serie, intitolato 1993

È un Paese ferito, arrabbiato, dove le mani pulite non le ha quasi più nessuno. Un'Italia dove i sognatori sono messi al bando e dove il sospetto è l'unica certezza. La serie diretta da Giuseppe Gagliardi si incupisce con il secondo atto di una trilogia suddivisa in tre atti dichiarati: Rivoluzione, Terrore e Restaurazione. Ecco perché 1993 tenta una messa in scena cupa e nebulosa, simile a quella di Suburra, saltellando di continuo tra Roma e Milano, tra due città popolate da uomini cinici, animi puri corrotti dalla politica, ragazzi arrabbiati, figlie costrette ad ereditare imperi marci e donne alla ricerca di vetrine. Tra le tangenti del Nord, la mafia del Sud, le indagini sulla malasanità e lo scoppio del caso Enimont, 1993 punta a costruire un noir politico corale, ma tenere le redini di cinque vite non è impresa facile. I destini di Leonardo Notte, Veronica Castello, Pietro Bosco, Luca Pastore e Bibi Mainaghi, per quanto più o meno connessi, non destano tutti lo stesso interesse nello spettatore.

1992: una scena del secondo capitolo della serie, intitolato 1993

In questi primi due episodi della seconda stagione il personaggio di Tea Falco ci è parso molto marginale e più che sacrificato, mentre quello interpretato da Domenico Diele pecca di carisma e trova forza soltanto quando si trova al fianco del riuscito Antonio Di Pietro di Antonio Gerardi, personaggio mai vicino all'imitazione, dotato di lungimiranza e persino di buone dosi di pungente ironia. La Veronica Castello di Miriam Leone si sovraccarica di sfumature inaspettate. In apparenza la sua showgirl è la stessa della prima stagione: una cacciatrice alla ricerca di prede da spolpare per il suo mero interesse personale. Una donna sola anche dentro le feste meglio riuscite, buia nonostante i bei vestiti luccicanti, anima in pena con una fame bulimica di copertine, ospitate e visibilità. Un personaggio pieno di crepe, a cui niente basta per avere tutto, e che promette di mostrare presto tutte le sue tante insicurezze.

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Mi consenta

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Se Veronica è una sirena, il leghista Pietro Bosco è uno dei tanti uomini che è stato ammaliato dal suo canto, rimanendo con i timpani scottati. L'orso buono e ferito di Guido Caprino si riconferma il miglior personaggio di 1993, quello con cui è più facile entrare in empatia, quello che meglio descrive l'impossibilità di conservare una purezza d'animo in quei balordi anni Novanta. Pietro cade e si rialza, ci prova ad essere una brava persona, ma la politica è ancora più sirena di Veronica: lo incanta, lo cambia e lo costringe a diventare squalo in un mare sporco e inquinato. Nonostante la stazza imponente, Bosco è il più fragile dei personaggi della serie, e come tale anche il più interessante nella sua estrema imprevedibilità. Al contrario, sotto al suo fedele impermeabile come il suo sguardo impassibile e disilluso, Leonardo Notte è scisso tra un presente chiaro e un passato che torna ad ossessionarlo. Da una parte ci appare deciso e certo di appoggiare l'ascesa politica di Berlusconi, dall'altra alcuni flashback (inseriti in modo troppo brusco) portano a galla un Leonardo inedito, con un armadio pieno di scheletri nel bel mezzo della sua giovinezza e della sua famiglia.

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Al suo fianco, come detto, ecco finalmente un personaggio che nella prima stagione aleggiava sulla serie come una presenza scomoda da mettere in scena, difficile da gestire, e per questo quasi comoda da tenere in disparte. Ora non può più essere così ed ecco che Silvio Berlusconi viene alla luce. È forse un'impresa impossibile non scivolare di tanto in tanto nella macchietta, ma il lavoro di Paolo Pierobon nei panni del Cavaliere dà forma ad un Berlusconi meno sicuro di quello che si possa credere. Un uomo più preso dalla paura di perdere che dalla voglia di vincere. È come se il Presidente del Milan non fosse il personaggio più vorace della serie, perché c'è davvero tanta fame nei personaggi di 1993: fame di fama, di affermazione, di rivalsa, di giustizia. Tutto dentro un Paese in cui, stando al Luciano Ligabue del 1993, si poteva essere soltanto "sopravvissuti o sopravviventi". Perdonaci, Vasco. Quella politica ci ha insegnato la rassicurante illusione della par condicio.

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Giuseppe Grossi
Redattore
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