World Trade Center

2006, Drammatico

11 settembre 2001-2016: il cinema e la grande paura

L'attentato al World Trade Center è un trauma culturale da cui sembra impossibile riprendersi; ma ha anche rappresentato un dramma umano collettivo che ha commosso il mondo intero. Inevitabile che il cinema ne abbracciasse l'oggettività e il valore simbolico, producendo una lunga serie di opere che vanno dal documentario, alla ricostruzione, alla fiction.

Esattamente quindici anni fa, il grande shock. L'attacco frontale e catastrofico all'impero dell'Occidente, allo stile di vita che abbiamo sempre dato per scontato, alla società del benessere e del privilegio. Le conseguenze di quel disastro inimmaginabile, e del modo in cui i potenti della Terra ne hanno gestito gli strascichi, le stiamo scontando ancora oggi, e probabilmente si proietteranno sui nostri figli e sulle generazioni a venire.
L'attentato al World Trade Center dell'11 settembre 2001 mostrò la caducità, la debolezza, i paradossi del nostro tempo, divenendo un trauma culturale da cui sembra impossibile riprendersi; ma ha anche rappresentato un dramma umano collettivo che ha commosso il mondo intero. Inevitabile che il cinema, come tutti gli altri media, ne abbracciasse l'oggettività e il valore simbolico, producendo una lunga serie di opere che vanno dal documentario, alla ricostruzione, alla fiction.

Ma prima ancora che i media audiovisivi inziasseraro a metabolizzare l'evento, ci furono conseguenze immediate e straordinarie in un mondo dell'entertainment che non poteva e non voleva proseguire come se nulla fosse accaduto. Qualche volta giungendo financo all'eccesso: pensiamo ad esempio alla petizione, di non scarsa risonanza, che aveva come obiettivo il cambiamento del titolo del secondo capitolo della trilogia tolkieniana di Peter Jackson, Il signore degli anelli - Le due torri, che doveva uscire nel dicembre 2001, poche settimane dopo l'attaco al WTC. Quel riferimento alle "due torri", tuttavia, proveniva letteralmente dal romanzo di Tolkien, uscito nel 1955, e la New Line non prese minimamente in considerazione l'ipotesi di "tradirlo", nemmeno in nome della tragedia newyorkese. La sensazione che fece questo movimento d'opinione, tuttavia, è sintomatica di quanto profondo fosse il colpo inferto alla coscienza collettiva in quel tremendo aftermath. La Sony preferì intervenire, invece, con l'imminente Spider-Man, di cui erano stati diffusi un trailer e un poster in cui comparivano le infelici Torri Gemelle, che vennero ritirati a poche ore dall'attacco.

Donnie Darko e West Wing: la risposta di cinema e TV tra rispettoso silenzio e coraggio

Jake Gyllenhaal, Jena Malone e lo spaventoso coniglio Frank in una scena di Donnie Darko

Una pellicola il cui debutto fu di fatto influenzato dall'impatto del 9/11 fu il cult di Richard Kelly Donnie Darko, uscito in pochissime sale nell'ottobre del 2001, e che non vide una release nazionale fino all'anno successivo, a causa della controversa scena di un "incidente" aereo.
Analogamente discusso fu il lancio di una nuova serie TV che era già in produzione molti mesi prima dell'attacco al WTC, e che debuttò nel 2001, per divenire presto un successo: 24, action spionistico incentrato sul lavoro del CTU (Counter Terrorist Unit, ovvero unità anti-terrorismo) dei servizi segreti, avrebbe però toccato tematiche calde nel post-9/11 soprattutto nella sua seconda stagione, con l'eroe Kiefer Sutherland/Jack Bauer alle prese con la minaccia di un tremendo attentato da parte di cellule mediorientali.

Il cast di The West Wing in una scena dell'episodio Isacco e Ismaele

Uno dei maggiori TV drama del momento, il blasonato West Wing della NBC, fece la scelta coraggiosa di sostituire a un episodio della programmazione prevista un intermezzo scritto appositamente da Aaron Sorkin: lo speciale Isacco e Ismaele, che andò in onda il 3 ottobre del 2001, fu scritto e girato in meno di due settimane, e, pur non convincendo pienamente a livello tecnico a causa della realizzazione evidentemente frettolosa, contiene notevoli spunti di riflessione e un deciso messaggio di tolleranza e rifiuto della paranoia da terrorismo.

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I documentari: i fratelli Naudet e Michael Moore tra racconto e denuncia

Una immagine del documentario 9/11

Ben presto, tuttavia, il cinema iniziò il suo processo di narrazione e rielaborazione del 9/11, con il genere documentaristico, testimonianza per forza di cose più autentica, spassionata e dettagliata, in prima fila. Uno dei documentari più significativi e intensi sui fatti dell'11 settembre 2001 fu girato quel giorno stesso, per puro caso, da due cineasti belgi, Jules e Gedeon Naudet, che in quel momento erano impegnati a filmare, in collaborazione con il firefighter James Hanlon, il lavoro di un gruppo di vigili del fuoco, che finirono per accompagnare al World Trade Center. Il film documenta in maniera febbrile i primi soccorsi, le reazioni delle forze dell'ordine, oltre che l'effettivo attentato seguito dal crollo dei due edifici. Esistono soltanto altre due testimonianze video dell'impatto tra il volo 11 dell'American Airlines e la Torre Nord, e degli istanti irreali mentre l'areo attraversava lo skyline prima di colpire, oltre a quella girata da Jules Naudet e inclusa in 9/11, che fu trasmesso dalla CBS nel marzo del 2002, grazie al via libera della Federal Communications Commission, che normalmente non avrebbe autorizzato la trasmissione di un film che conteneva linguaggio (comprensibilmente, considerata la situazione) decisamente scurrile.

Altro documentario degno di nota è l'emotivamente devastante In Memoriam: New York City, prodotto da HBO, costituito da immagini scioccanti degli attentati raccolte da diverse agenzie, e dalla testimonianza raccolta sul posto dell'ex sindaco della città Rudolph Giuliani, ritratto nel momento in cui assiste impotente al crollo delle torri, e, successivamente, mentre attraversa l'incubo di Ground Zero.

Wallpaper di Michael Moore in un irresistibile fotomontaggio con George W.Bush

Il più famoso documentario a tema 9/11, tuttavia, è probabilmente la Palma d'oro di Michael Moore Fahrenheit 9/11, che tuttavia, più che sulla ricostruzione degli attentati, è focalizzato sulle conseguenze politiche e belliche e sul secondo mandato del quarantetreesimo Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. Ma esistono anche approcci più singolari, incentrati sulle vicende personali di individui colpiti dalla tragedia, come Telling Nicholas di James Ronald Whitney (2002), che documenta il post-9/11 dal punto di vista della famiglia di una delle vittime, Michele Lanza, e in particolare la reazione del figlioletto Nicholas alla notizia della morte assurda della sua mamma.
Vale forse la pena di menzionare anche un documentario italiano dedicato al 9/11: realizzato da Gulietto Chiesa e Franco Fracassi, in collaborazione con Davide Marengo e Paolo Bianchi, Zero - Indagine sull'11 settembre (2007) è una vera e propria inchiesta giornalistica ricca di interviste, che solleva molti dubbi e avanza ipotesi complottistiche.
Dell'anno successivo è un'opera molto meno seriosa e ambiziosa: Che fine ha fatto Osama Bin Laden? di Morgan Spurlock, il ragazzone che si era rovinato la salute per "provare" che mangiare tutti i giorni ai ristoranti della catena McDonald's non era esattamente salubre, che in questo caso decise di fare il giro del mondo per scovare il leader di Al Qaeda. Impresa riuscita qualche tempo dopo a professionisti di ben altro spessore e implacabilità rispetto al simpatico Spurlock, ma questa è tutta un'altra storia.

Da Oliver Stone a Paul Greengrass, il cinema racconta gli attentati

Con opere di fiction basate sugli eventi dell'11 settembre - che, per comprensibile delicatezza, sono arrivate qualche anno dopo i documentari - si sono cimentati due cineasti di fama internazionale, ovvero il regista di Platoon Oliver Stone e il britannico Paul Greengrass, autore, tra le altre cose, della trilogia action/ spionistica di Jason Bourne. In World Trade Center (2006), Stone ricostruisce le gesta e la sorte di alcuni membri del New York Fire Department rimasti intrappolati nelle macerie dopo il crollo delle Torri. Certamente emozionante e ben realizzato, il film abbandona qualsiasi velleità di denuncia per concentrarsi esclusivamente su un dramma umano - che tuttavia, come notano i detrattori di Stone, avrebbe potuto avvenire in qualsiasi altro luogo e in qualsiasi altro momento, e appare qui eccessivamente slegato dalla contemporaneità.

Più connotato, asciutto, vibrante e nel complesso riuscito è United 93 di Greengrass, anch'esso uscito nel 2006, che inscena la vicenda del "quarto aereo", quello che avrebbe dovuto colpire un terzo obiettivo (rimasto ignoto, ma l'ipotesi più plausibile è Washington e il Campidoglio, o in alternativa la Casa Bianca) accanto al WTC e al Pentagono. Le cose andarono diversamente da quanto pianificato perché a bordo del Boeing della United Airlines, i passeggeri vennero a sapere grazie alle chiamate ai loro cari di quanto stava accadento a New York, e decisero, con un atto di incredibile risolutezza, di resistere ai dirottatori e impedire che il volo divenisse un altro strumento di distruzione in mano ad Al Qaeda in quella memorabile giornata. In seguito a questo tentativo di riprendere il controllo, il velivolo precipitò in un campo della Pennsylvania, senza fare vittime oltre a equipaggio, passeggeri e attentatori. Il film di Greengrass, fedele alle registrazioni di bordo, mette in scena con grande vividezza drammatica eventi che si consumarono in poche ore, rendendo giustizia alla straordinarietà della situazione e al coraggio dei protagonisti. Al volo 93 della UA è stato dedicato anche un film per la TV intitolato Flight 93 e trasmesso nel gennaio del 2006 da A&E Network, oltre a un docudrama realizzato da Discovery Channel, che debuttò nel 2005 con il titolo The Flight that Fought Back.

Becky London e Tom O'Rourke in United 93
Una scena di Road to Guantanamo

Se non sono molte le opere che abbiano azzardato una vera e proprio ricostruzione dei fatti, è inevitabile che, considerato l'impatto emotivo, culturale, sociale e politico degli attacchi siano state le conseguenze del 9/11 a proiettarsi maggiormente sulla cinematografia contemporanea, americana e non. Tra documentario e ricostruzione drammatica si colloca ad esempio The Road to Guantanamo di Michael Winterbottom, che fa ampio uso di immagini di repertorio e di interviste per raccontare la terribile vicenda di quattro uomini accusati di fare parte di Al Qaeda e rinchiusi nell'inferno del Camp X-Ray di Guantanamo, Cuba. Incentrato sugli aspetti più oscuri dell'infame Patriot Act è invece Rendition - Detenzione illegale di Gavin Hood, che narra, principalmente attraverso il punto di vista di un incredulo e dubbioso analista della CIA interpretato dal bravo Jake Gyllenhaal, l'arresto, l'estradizione lampo e la tortura di un cittadino dal doppio passaporto egiziano e statunitense che è sospettato di rapporti con una cellula terroristica.

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Le cicatrici del 9 settembre 2001

Adam Sandler e Don Cheadle in una scena del film Reign Over Me, del 2007

Folta e variegata la produzione di pellicole di ambientazione newyorkese che individuano oggi il 9/11 come parte integrante del DNA della Grande Mela; tra di esse vogliamo ricordare innanzitutto quello che è per noi uno dei film americani più belli degli anni '0, La 25a ora ora di Spike Lee. Uscito nel 2002, il film mostra, in una delle scene più emozionanti, la recentissima ferita di Ground Zero, e mette in scena, nel dramma del protagonista interpretato da un magnifico Edward Norton, i dilemmi di chi chi è costretto ad affrontare all'improvviso il peso delle proprie responsabilità, come un'arrogante superpotenza che, da un giorno all'altro, si scopre fragile, colpevole, inadeguata. Ma La 25a ora mostra anche il volto post-9/11 di New York: gli stessi suoni, gli stessi colori, gli stessi eccessi, gli stessi paradossi, ma un'umanità e una vitalità che appaiono intensificate dalla consapevolezza della precarietà e della transitorietà dell'esistenza.
Affronta principalmente il tema del dolore dei congiunti delle vittime Reign Over Me di Mike Binder, che tuttavia colpisce per come riesce ad ammantare di malinconia la città: un dolente ritratto metropolitano che si accompagna a un toccante messaggio di solidarietà, e a un monologo memorabile di un Adam Sandler davvero inedito, che interpreta un uomo irrimediabilmente straziato dopo aver perso l'intera famiglia negli attentati.
Più di recente, anche l'idolo delle adolescenti Robert Pattinson è stato protagonista di una vicenda filmica legata agli eventi del 9/11: il dramma romantico Remember Me, in cui la star di Twilight e la bionda eroina di Lost Emilie De Ravin sono due ventenni coinvolti in una tribolata storia d'amore e di crescita che si conclude bruscamente con l'attacco al WTC.

Robert Pattinson parla con Emilie de Ravin (di spalle) in una scena del film Remember Me

Racconta un dramma familiare legato a una delle vittime dell'attentato Molto forte, incredibilmente vicino, film di Stephen Daldry molto debitore nei confronti della sua fonte letteraria e della sensibilità di Jonathan Safran Foer, ma che merita una visione anche solo per la performance candidata all'Oscar di Max von Sydow. Ma la migliore opera di fiction che tocca tematicamente l'attacco al World Trade Center ha un taglio investigativo ed è Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow, magnifico e dolente thriller che immagina la storia dell'agente speciale di nome Maya (interpretata da Jessica Chastain) che fu l'artefice principale della caduta di Osama Bin Laden.

La lista sarebbe ancora lunga, e non sembra destinata a esaurirsi presto. Anche se oggi, quindici anni dopo, Osama Bin Laden è morto, Saddam Hussein è morto, e il mondo è andato avanti, Ground Zero resta, rappresentazione concreta e necessaria di un momento cruciale della storia contemporanea che la ricostruzione non occulterà, che il tempo non cancellerà, e che il cinema non dimenticherà.

Tom Hanks e Thomas Horn in una scena di Molto forte, incredibilmente vicino
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