11 Minutes: il caos nichilista di Skolimowski

Con una freschezza che è raro trovare in un regista plurisettantenne, Jerzy Skolimowski racconta undici minuti che vivremo da tanti punti di vista diversi.

11 Minutes: il caos nichilista di Skolimowski
11 Minutes

2015 – Thriller
3.8 3.8

11 minuti nella vita di una decina di persone che apparentemente hanno poco o nulla da spartire, ma in realtà sono legate da un destino comune che, pian piano, va a delinearsi fino al finale spettacolare e beffardo che il regista ha in serbo per loro. Con 11 Minutes, Jerzy Skolimowski torna a Venezia - a cinque anni di distanza da quell' Essential Killing che gli fruttò un Gran premio della Giuria ed una Coppa Volpi per l'interpretazione maschile (Vincent Gallo) - e lo fa con un film che è fondamentalmente un action thriller dal grande ritmo (grazie ad un montaggio davvero incredibile) e dalla messa in scena ambiziosa e virtuosistica.

11 Minutes: una bella inquadratura di un momento d'azione del film

Il film parte con alcune sequenze girate con lo smartphone o riprese attraverso webcam e telecamere di sicurezza, ma quando il titolo compare sullo schermo e, allo stesso tempo scoccano cinque rintocchi di campane che indicano le 17.00, prendono il via quegli undici minuti che vivremo da tanti punti di vista diversi. Il film diventa innanzitutto un piacere per gli occhi e si intuisce che sebbene le nuove tecnologie siano un argomento che interessa a Skolimowski, e che viene comunque ripreso più tardi dalla sceneggiatura, questo 11 Minutes di sperimentale non ha proprio nulla, ma è piuttosto un'opera che sfrutta un impianto narrativo piuttosto classico con intelligenza e con una freschezza che è raro trovare in un regista plurisettantenne.

Polonia oggi

Richard Dormer e Paulina Chapko in una scena del film 11 Minutes

Quando c'è un parterre di personaggi così ricco, le cui storie finiscono inevitabilmente per incrociarsi, è inevitabile andare a pensare al capolavoro di Robert Altman, America Oggi, o anche a quello del suo "allievo" Paul Thomas Anderson, Magnolia. Ma con questo 11 Minutes non potremmo essere più lontano, perché se certamente la struttura narrativa è simile, è Skolimowski a scegliere una strada ed un approccio certamente diverso: il regista polacco si limita infatti a raccontare un'unica storia, quella che porterà al finale, e tutte quelle azioni e a quelle "scorciatoie" che determineranno il cammino di questi personaggi.

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Nessun background, nessuna spiegazione, nessun approfondimento su ciascuno dei personaggi e le loro motivazioni (se non le sequenze iniziali e "social" già citate), ma semplicemente un'indagine su un piccolissimo intervallo della loro vita e sulle conseguenze che ogni decisione si porta appresso. Non c'è una partecipazione emotiva reale se non la mera curiosità, non c'è nemmeno un reale interesse da parte del regista per le storie che sta raccontando: semplicemente quelle persone sono lì, ognuno con le loro problematiche, a volte banali a volte no, ognuno con la propria vita. Non ci sono piogge di rane, terremoti o altri eventi soprannaturali a legarli, qui c'è solo il Caso e la volontà di raccontarlo con uno stile altrettanto caotico e sconnesso.

Caos poco calmo

11 Minutes: una bella inquadratura del film di Skolimowski

Considerate queste premesse, a molti questo 11 minutes potrebbe sembrare poco più di un divertissement o un esercizio di stile, e probabilmente è proprio così che questo film verrà giudicato, ma è con la scena finale che Skolimowski dimostra non solo di essere un regista dalla tecnica impeccabile ma anche molto arguto nel cogliere perfettamente non solo il caos della vita e l'ineluttabilità della morte, ma anche l'infinitesimale importanza che tutti noi in fondo abbiamo nel grande scacchiere dell'universo.

Tutti noi in fondo prima o poi rappresenteremo un semplice pixel nero nel grande schermo che ormai è diventata la vita 2.0, una storia che si spegne ma che in fondo non è altro che una delle possibili combinazioni e intrecci di vite che corrono e si scontrano senza accorgersene, spesso senza un vero senso. Ogni giorno corriamo affannati pensando che ogni cosa che facciamo sia di fondamentale importanza, senza riuscire mai a guardare oltre noi stessi e capire quali siano realmente le cose che contano. E cerchiamo la stessa cosa nel cinema e nei film: messaggi e significati, grandi rivelazioni, personaggi e storie che lascino il segno, ma in fondo, come Skolimowski sa bene, si tratta di "vite" con una data di scadenza ben precisa che dopo 11 o 90 o 120 minuti svaniscono nel nulla, lasciando solo uno schermo nero.

Luca Liguori
Redattore
4.0 4.0
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